Aprire un blog e, soprattutto, gestirlo è molto più complicato di quanto ci si potrebbe aspettare. Il gestore di questi luoghi virtuali, infatti, si trova tra due fuochi: da un lato, deve consentire agli utenti di esprimere liberamente il proprio pensiero; dall’altro lato, però, deve fare in modo che la manifestazione di certe idee non risulti offensiva per gli altri utenti.

Il fatto

Un recente fatto di cronaca ha riportato l’attenzione su questa delicata questione: recentemente, l’amministratore di un forum per aspiranti scrittori è stato condannato per non aver moderato adeguatamente i contenuti dei commenti apparsi sul sito da lui gestito. Sul forum, infatti, era stata aperta una discussione relativa alle case editrici a pagamento, e alcuni utenti, con frasi ritenute ingiuriose, avevano pesantemente criticato il comportamento di questi editori, accusati di pretendere dagli autori ingenti somme di denaro per pubblicare i loro libri.

La soluzione

In questo caso, il Tribunale Varese (sentenza del 22 febbraio 2013) ha applicato la normativa sulla stampa, equiparando la posizione del gestore di un blog a quella del direttore di una testata giornalistica: secondo i magistrati, l’amministratore avrebbe dovuto controllare i contenuti dei commenti postati dagli utenti; non avendolo fatto, si è reso responsabile della condotta diffamatoria.

Tuttavia, va detto che la Suprema Corte di Cassazione si dissocia da questa interpretazione. Secondo gli ermellini, infatti, testate giornalistiche on-line e blog non sono la stessa cosa: mentre i contenuti delle prime si prestano sempre ad un’effettiva verifica da parte del direttore, i commenti presenti sui forum sfuggono ad un attento controllo del gestore, perché sono troppi e soprattutto perché vengono postati con una frequenza tale che costringerebbe l’amministratore a non staccarsi mai dal computer, nemmeno per mangiare e dormire. In sostanza, sarebbe oggettivamente impossibile per il gestore di un forum avere una visione completa di quanto scrivono gli utenti e, per questo, non gli si potrebbe addebitare alcuna responsabilità di quanto accaduto.

Conclusioni

Pertanto, nonostante la singola decisione “di rottura” del giudice varesino, l'orientamento giurisprudenziale oggi dominante in materia non lascia adito a dubbi: le disposizioni incriminatrici in tema di carta stampata non si applicano al diverso settore dell'informazione diffusa attraverso internet.