
Digitare righe di codice su una tastiera meccanica usurata dal tempo ha un fascino indiscutibile. I veri puristi del terminale Linux sanno benissimo che la reattività del sistema operativo non dipende esclusivamente da quanti alias perfetti si configurano nel file bashrc. Ottimizzare il flusso di lavoro significa padroneggiare la riga di comando, certo. Richiede però una macchina fisica estremamente solida. Una base capace di reggere ore di compilazione continua senza mai cedere o surriscaldarsi. Spesso, la scelta dei programmatori ricade su vecchie workstation dismesse. Macchine massicce, costruite decenni fa come carri armati. Sono pronte a resuscitare letteralmente grazie a un sistema operativo leggero e del tutto privo di pesanti interfacce grafiche. [continua..]
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