Italia, tv si sposta sempre più Internet streaming

Anche l’Italia è entrata nella nuova fase digitale per i media, e le statistiche confermano la grande attenzione che nel nostro Paese si riversa su servizi come streaming on demand e l’accesso a contenuti video in qualsiasi momento della giornata. In particolare, è l’ultimo report di Ericsson intitolato “Tv and Media 2016” a sancire il sorpasso dei servizi on demand rispetto alla tv lineare, in particolare per le crescenti esigenze (e volontà) di guardare tv e video anche quando si è in viaggio o all’estero.

La spesa italiana per i video. Molto interessanti sono anche i dati che emergono sulla spesa media mensile che una famiglia italiana destina a questi servizi video e tv, che raggiunge i 93 euro, comprendendo sia l’abbonamento internet (27 euro di media) che il cinema; ma c’è un 22% di persone in cui si spendono anche più di 125 euro. Colpa, per così dire, dei vari servizi in abbonamento, che incidono (e di molto) sui bilanci familiari; di tutt’altro segno, invece, lo sviluppo del sito Popcorn Tv, che invece offre servizi di film streaming tv in maniera completamente gratuita e, ovviamente, legale, rappresentando una felice eccezione nel panorama nazionale.

Cosa guardano gli italiani. Andando a guardare più nel dettaglio i risultati della ricerca, si scopre anche che si riduce il gap tra tv tradizionale e streaming on-demand: se sono ancora il 71% gli italiani che guardano la tv tradizionale almeno una volta al giorno, oggi c’è un 57% di persone che usa servizi streaming on demand. E solo tre anni fa la forbice era di ben 40 punti percentuali (82% contro 42%). Ogni italiano, comunque, trascorre in media 35 ore alla settimana davanti alla tv: il 40% di questo serve a vedere contenuti on-demand, e aumenta anche il tempo destinato a serie tv in streaming on demand o User generated content, seguiti da film in streaming on-demand e contenuti tv e video scaricati da Internet.

I servizi in abbonamento. Questo trend risulta ancora più evidente tra i Millennials, ovvero la fascia di popolazione di età compresa tra i 16 e i 34 anni: il 59% degli intervistati, infatti, ritiene molto importante la possibilità di scegliere tempi e modalità dei contenuti, al punto che quasi la metà del loro tempo trascorso a guardare i video è destinato ai contenuti on demand. In questo ambito, risultano predominanti Netflix (cui accede un 12% di persone su base giornaliera e un 17% su base settimanale) e soprattutto YouTube (in questo caso, 43% di accessi su base quotidiana e 76% su base settimanale).

Cambiano le abitudini. La tv tradizionale conserva però un ruolo centrale nelle abitudini dei consumatori italiani, grazie soprattutto alle esclusive come contenuti premium e live, a cominciare dagli eventi sportivi; in questi anni, il suo ruolo è leggermente diminuito, ma continua comunque a mantenere il primo posto del tempo medio di consumo settimanale di contenuti video, con il 59% del totale. Inoltre, l’Italia continua a essere legato fortemente alla tradizione del “focolare domestico”, perché i video si guardano principalmente a casa, in orario serale nel 93% dei casi, con una crescita rispetto all’84% registrato nel 2013. Eppure, nello stesso periodo è anche più che raddoppiato il tempo medio di fruizione da smartphone, che dalle 2,8 ore a settimana ora raggiunge le 6,6 ore a settimana.

Tempo perso per lo zapping. Il successo crescente della possibilità di selezionare i propri contenuti deriva anche da un altro fattore: in media, infatti, si calcola che il telespettatore italiano spenda 1,3 anni della propria vita a cercare i contenuti video da vedere. In pratica, questo è il costo in termini di tempo dello “zapping”. Infatti, il 52% dei consumatori dichiara di riscontrare difficoltà nel trovare cosa guardare sulla tv tradizionale, mentre invece l’ampliamento dell’offerta reso possibile dalla multimedialità e dal web allevia questo problema.