Google ha deciso di uscire dal browser e integrarsi nel sistema operativo, rilasciando un nuovo programma nativo per Windows, Google per Windows, che permette di ricercare sul proprio PC e ottenere i risultati all'interno di un'interfaccia simile a quella del motore di ricerca per web
Chi si è mai trovato a fissare il monitor di rete del proprio router, chiedendosi quale processo stesse saturando la banda, conosce bene la frustrazione. Sniffnet 1.5.0 risponde esattamente a questa domanda. Lo strumento di monitoraggio del traffico di rete - gratuito e open source - aggiunge nella nuova versione la funzionalità più richiesta dalla comunità: l'identificazione dei singoli programmi responsabili del consumo di banda. Sulla carta, questo lo trasforma da semplice analizzatore di traffico a qualcosa di molto più utile per chi lavora da casa o gestisce una piccola rete.
Un singolo acquirente, conosciuto solo come "Kris", ha comprato un intero portafoglio di plugin WordPress per una cifra a sei zeri. Pochi mesi dopo, migliaia di siti si sono ritrovati con una backdoor nel cuore del proprio codice. È il classico attacco alla supply chain - colpire il fornitore per raggiungere tutti i suoi clienti - e questa volta il bersaglio è l'ecosistema di plugin che alimenta una quota enorme del web mondiale. Compreso quello di moltissime piccole imprese e professionisti italiani che su WordPress hanno costruito la propria presenza online.
Quante password dobbiamo ricordare ogni giorno? Email, social, banca, e-commerce, servizi di streaming... l'elenco è infinito. L'errore più comune è riutilizzare la stessa password ovunque: basta che un solo servizio venga violato perché i malintenzionati possano entrare in tutti gli altri account dove abbiamo usato la stessa credenziale.
Si chiama PeekDesktop, ed è un'utilità per Windows che replica una delle funzioni più apprezzate di macOS: il clic sul desktop per far sparire tutte le finestre. È veicolata sottoforma di eseguibile che funziona senza installazione (portable), è gratuita e liberamente scaricabile da tutti
Se pensavate che installare estensioni esclusivamente da Chrome Web Store fosse una garanzia di sicurezza, è il momento di rivedere quella convinzione. Un'indagine pubblicata dal team di ricerca di Socket ha portato alla luce una campagna coordinata di 108 estensioni malevole, tutte presenti nel negozio ufficiale di Google. Non stiamo parlando di software distribuito su forum oscuri o repository sconosciuti: queste estensioni erano disponibili con pagina pubblica, recensioni e contatore di installazioni. Il totale supera le 20.000 installazioni. Al momento della pubblicazione del rapporto, risultavano ancora attive.
Un gruppo criminale sta cercando di estorcere denaro a Kraken, uno dei principali exchange di criptovalute, minacciando di diffondere video dei sistemi interni che mostrano dati dei clienti. L'annuncio è arrivato lunedì 13 aprile tramite un post su X di Nick Percoco, responsabile della sicurezza dell'azienda, che ha confermato: Kraken non pagherà e non negozierà. L'incidente segue uno schema ormai familiare: non un attacco sofisticato dall'esterno, ma il reclutamento di personale interno con accesso ai sistemi di supporto. Lo stesso copione, con varianti minime, ha già colpito Coinbase l'anno scorso. Per le piattaforme crypto s tratta di una minaccia insidiosa: non arriva da hacker che bucano firewall, ma da chi ha già il badge per entrare.
Garrett Dutton non è un nome che circola spesso nei titoli sulla sicurezza informatica, visto che è il cantante di una band di Philadelphia e non un professionista del settore IT. Ma Dutton è diventato ora il volto di un incubo che qualsiasi possessore di criptovalute dovrebbe studiare con attenzione. Ha perso 5,92 BTC - circa 424.000 dollari, l'intero fondo pensione accumulato in quasi dieci anni - dopo aver scaricato un'applicazione contraffatta dal Mac App Store di Apple. Un'applicazione truffaldina, che non avrebbe mai dovuto trovarsi lì.
Chiunque abbia navigato sul web negli ultimi anni conosce la frustrazione: si clicca il pulsante "indietro" del browser e, invece di tornare alla pagina precedente, ci si ritrova su una schermata inattesa, piena di pubblicità o raccomandazioni non richieste. Google ha deciso di penalizzare questo comportamento: il team Search Quality ha annunciato che il back button hijacking - la pratica con cui un sito manipola la cronologia del browser per impedire all'utente di tornare indietro - è ora formalmente classificato come comportamento spam malevolo, e i siti che lo adottano rischiano penalizzazioni nei risultati di ricerca.