ChatGPT Ads Manager in beta: pubblicità self-service aperta a tutti gli inserzionisti (aggiornato: 6 maggio 2026, ore 17:16)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 06/05/2026, 17:16
- Pubblicato: 06/05/2026, 17:55
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OpenAI ha aperto la pubblicità su ChatGPT in modo decisamente più strutturato rispetto ai mesi precedenti. Con il lancio in beta di un Ads Manager self-service, la società guidata da Sam Altman consente ora agli inserzionisti statunitensi di ogni dimensione - dalle piccole imprese alle multinazionali - di acquistare spazi pubblicitari all'interno del chatbot più utilizzato al mondo. Per il momento la novità riguarda esclusivamente il mercato nordamericano e i primi programmi pilota in Canada, Australia e Nuova Zelanda. L'Europa, Italia compresa, resta fuori. Ma la direzione è tracciata: quando la pubblicità arriverà anche da noi, il modello sarà già rodato.

La cronologia racconta un'accelerazione progressiva. A inizio 2025 OpenAI ha cominciato a siglare accordi con partner nel settore della tecnologia pubblicitaria. Circa tre mesi prima dell'annuncio attuale, l'azienda ha inserito le prime inserzioni in ChatGPT collaborando con un numero ristretto di grandi inserzionisti, offrendo esclusivamente il modello CPM (costo per mille impressioni) e senza alcuna piattaforma self-service. A febbraio 2025 la pubblicità è stata introdotta per gli utenti statunitensi. Ora arriva il salto vero: l'Ads Manager in beta elimina la barriera d'ingresso economica - il requisito di spesa minima da 50.000 dollari è stato rimosso - e aggiunge il modello CPC (costo per clic), dove l'inserzionista paga solo quando l'utente interagisce con l'annuncio.
OpenAI ha dichiarato di voler «espandersi a molti altri mercati nel corso dell'anno», senza specificare quali né fornire tempistiche. Nessuna fonte conferma un lancio programmato per l'Italia o per altri Paesi europei.
Dal punto di vista dell'esperienza utente, gli annunci compaiono come banner nella parte inferiore della chat, separati in modo netto dalle risposte generate dal modello linguistico. OpenAI sostiene, sulla base di dati interni, che la presenza dei banner non abbia impatto sulla fiducia degli utenti nelle risposte del chatbot e che il tasso di chiusura degli annunci sia basso.
Sul fronte della privacy, il sistema di OpenAI mantiene il controllo esclusivo su tutte le decisioni relative alla distribuzione degli annunci. Gli inserzionisti ricevono metriche aggregate sulle prestazioni delle campagne, ma non hanno accesso ai dati delle conversazioni né ai dettagli personali degli utenti. Una distinzione che diventa ancora più rilevante in prospettiva di un'eventuale espansione verso mercati regolati dal GDPR.
L'Ads Manager permette alle aziende di registrarsi, impostare budget e offerte, caricare creatività, lanciare campagne e monitorarne l'andamento. OpenAI sta aprendo l'accesso in modo graduale, dichiarando di voler testare e affinare l'esperienza prima di un'apertura su larga scala.
Non tutto è pubblicizzabile su ChatGPT. Le categorie attualmente consentite includono beni di consumo, servizi locali, viaggi e intrattenimento, prodotti digitali e istruzione - tutte considerate a basso rischio dal punto di vista normativo e della tutela dell'utente. OpenAI ha indicato che le categorie ammesse si amplieranno «man mano che le nostre salvaguardie, i sistemi di revisione e l'infrastruttura di conformità matureranno».
Sul fronte dei partner, il peso delle alleanze è tutt'altro che trascurabile. I grandi gruppi pubblicitari Dentsu, Omnicom, Publicis e WPP sono a bordo, insieme a partner tecnologici come Adobe, Criteo, Kargo, Pacvue e StackAdapt. Questi gestiscono budget, offerte e creatività, mentre OpenAI mantiene il controllo esclusivo sulla distribuzione.
Melissa Burdick, presidente e cofondatrice di Pacvue, ha inquadrato la posta in gioco senza giri di parole: «L'intelligenza artificiale conversazionale è il nuovo canale più significativo dalla nascita del retail media, e i marchi hanno bisogno di automazione, controllo e attribuzione cross-channel che generino prestazioni reali su larga scala».
Chi si aspetta un concorrente pronto a sfidare Google Ads o Meta deve ridimensionare le aspettative. Gli analisti del settore sono piuttosto franchi. Claire Holubowskyj, analista senior presso Enders Analysis, ha osservato che «l'Ads Manager di OpenAI al momento manca di molte delle funzionalità delle piattaforme consolidate, con una visibilità limitata sulle prestazioni, anche se sta migliorando rapidamente».
Nicole Greene, analista VP di Gartner, è andata ancora più a fondo: ChatGPT non offre attualmente una «pubblicità più mirata» rispetto alle piattaforme esistenti. «Si basa sulla cronologia delle conversazioni e sulla posizione geografica, ma manca dei dati demografici completi, del tracciamento comportamentale e della segmentazione del pubblico offerti da Google Ads e Meta».
Manca inoltre la misurazione da parte di terze parti - in fase di sviluppo, ma senza partner né tempistiche annunciati. Il modello CPA (costo per azione) è anch'esso in lavorazione: Asad Awan, responsabile pubblicità e monetizzazione di OpenAI, non ha voluto indicare quando sarà disponibile. Gli inserzionisti devono fare i conti con un controllo limitato sul posizionamento, dato che gli annunci vengono inseriti algoritmicamente senza i tradizionali parametri d'asta.
Il dato che rende l'intera operazione credibile è quello della scala: ChatGPT conta oltre 700 milioni di utenti attivi settimanali. Un bacino enorme, anche se gli analisti segnalano che la coesistenza di livelli gratuiti e a pagamento potrebbe limitare la crescita dei ricavi pubblicitari. I tassi di clic degli utenti di ChatGPT potrebbero rivelarsi inferiori a quelli delle piattaforme tradizionali - chi interroga un chatbot cerca risposte, non distrazioni.
Per gli utenti italiani ed europei il quadro resta quello di uno spettatore che osserva dall'esterno. L'arrivo della pubblicità in Europa dovrà fare i conti con il GDPR e con le normative del Digital Services Act, e OpenAI non ha ancora dato alcuna indicazione concreta su tempi o modalità. Il modello è ormai definito, i partner sono schierati, la macchina pubblicitaria è in moto. La domanda non è più se, ma quando e con quali adattamenti questa trasformazione raggiungerà anche il nostro mercato.
Fonti: openai.com, adweek.com, digiday.com
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