Meta presenta Muse Wonder e Wonder Full: i nuovi modelli AI per sfidare OpenAI e Anthropic (aggiornato: 13 ottobre 2026, ore 07:10)
- a cura di: massimo.valenti
- Commenti:
- Letture:
- Aggiornato: 1 ora fa
- Pubblicato: 53 minuti fa
Per favore, aggiungi TurboLab.it alle eccezioni del tuo Ad Blocker. Siamo un progetto no-profit, e la pubblicità è indispensabile per pagare le spese.
In alternativa, puoi sostenerci con una donazione.
Rispetteremo ogni tua scelta, e potrai sempre utilizzare il sito senza limitazioni.
Meta non presentava un nuovo modello da aprile, quando aveva lanciato Muse Spark. Ieri, 12 ottobre 2026, ha rotto il silenzio con Muse Wonder e Muse Wonder Full, due modelli che, secondo l'azienda, offrono prestazioni allo stato dell'arte su agenti personali e professionali, memoria e programmazione. L'obiettivo dichiarato è guardare negli occhi OpenAI e Anthropic. La posta in gioco va però oltre la classifica: Meta deve dimostrare di saper costruire AI di frontiera, non soltanto di saperla distribuire a oltre 3,6 miliardi di utenti attivi ogni giorno. I numeri, per ora, li fornisce solo Meta. Sulla disponibilità dei pesi l'azienda non si è ancora pronunciata.

Noti internamente con il nome in codice "Watermelon", i nuovi modelli sono stati addestrati su Prometheus, il data center di Meta da un gigawatt di potenza. Muse Wonder è accessibile tramite la Meta Model API e Muse Code. La variante più capace, Muse Wonder Full, è invece riservata agli abbonati di Muse Code. In futuro Wonder alimenterà anche nuove funzioni dell'assistente Muse, inizialmente per chi paga un abbonamento.
Secondo Axios, il modello base passa per API e Muse Code, mentre la versione Full spetta agli abbonati di Muse Code. Altre ricostruzioni, basate sul blog di Meta, collegano invece Muse Wonder ai due piani mensili di Muse da 20 $ e 100 $. Quale modello corrisponda a quale livello di abbonamento, quindi, non è ancora chiaro.
«Muse Spark è stata la nostra prima famiglia di modelli. Muse Wonder è una classe di modelli molto più grande e avanzata, che ci porta alla frontiera», ha scritto Mark Zuckerberg su X. Più colorito Alexandr Wang, chief AI officer e responsabile di Superintelligence Labs, che lo ha definito «il nostro modello più grande e capace finora», in grado di rivaleggiare «con i grandi».

Le due novità su cui Meta punta di più riguardano gli agenti. Active Memory conserva informazioni sull'utente da una conversazione all'altra e le recupera quando servono. Active Focus serve invece a mantenere un agente concentrato su un obiettivo: lo spinge a tentare strade diverse e ad adattarsi quando incontra un ostacolo.
«La memoria è fondamentale per gli agenti personali: significa portarsi dietro ciò che conta di te da una conversazione all'altra, per giorni, settimane, mesi, così che nessuno debba rispiegarsi ogni volta», ha dichiarato Wang. Meta segnala buoni risultati anche nella programmazione e nei compiti specialistici in ambito legale, finanziario e sanitario. Secondo l'azienda, i modelli se la cavano particolarmente bene sui compiti mai visti prima: un indizio, a suo dire, che le capacità vanno oltre i benchmark e gli scenari curati in fase di addestramento.
Proprio la memoria persistente è il rovescio della medaglia. Un agente che conserva dati personali e agisce per conto dell'utente porta con sé problemi concreti di privacy e sicurezza. Sono questioni che diventano ancora più delicate quando a gestirle è un'azienda che vive di pubblicità.
Meta ha pubblicato benchmark in cui i modelli Wonder superano o eguagliano le ultime proposte di OpenAI e Anthropic. Il blog ufficiale cita anche i dati di Artificial Analysis, società di benchmarking indipendente: stando a quelle tabelle, Wonder supera Spark e diversi modelli di Anthropic, OpenAI e Google.

Il quadro però non è del tutto pulito. Secondo altre fonti, le affermazioni di Meta non sono ancora state verificate in modo indipendente. Il dato terzo, del resto, arriva al pubblico filtrato dalla comunicazione dell'azienda stessa. Il banco di prova vero sarà l'uso reale, che nessun grafico promozionale può sostituire.
C'è poi una questione di costi. Secondo il sito di Artificial Analysis, Wonder figura tra i modelli più costosi in circolazione. Le tariffe della Meta Model API, però, non sono state rese note.
Chi spera in un erede di Llama dovrà aspettare: Meta non ha detto se renderà open source qualche modello Muse Wonder. Wang ha ricordato che l'azienda ha appena rilasciato i pesi di un altro modello, Muse Glitter, insieme alla tecnologia per eseguire il proprio agente Muse sul proprio hardware. «Restiamo impegnati sull'open source», ha assicurato. Eppure l'intera famiglia Muse viene letta come un distacco dalla linea Llama, aperta ma rimasta indietro rispetto al resto del settore. Per chi sviluppa, la differenza tra pesi scaricabili e accesso solo via API cambia parecchio. Al momento la risposta semplicemente non c'è.
Il lancio è il primo vero esame per la divisione superintelligenza ricostruita da Meta in circa 14 mesi. Tutto è partito con l'investimento da 14 miliardi di dollari in Scale AI, a giugno 2025, e con l'ingaggio del suo cofondatore, Wang. A luglio Meta ha stimato che la spesa legata all'AI potrebbe arrivare a 145 miliardi di dollari nel 2026. Il conto si vede già nei bilanci: nel secondo trimestre 2026 il free cash flow è sceso a 784 milioni di dollari, contro gli 8,55 miliardi di un anno prima. La pubblicità, con 59,36 miliardi di dollari a trimestre, vale ancora circa il 98% del fatturato. Diversificare è dunque una necessità, non un vezzo.

Il prodotto per il grande pubblico, nel frattempo, fatica. L'app Muse ha raccolto quasi 9 milioni di download dal lancio dell'8 settembre. Secondo persone informate sui fatti, però, la crescita rallenta e la fidelizzazione resta inferiore a quella di ChatGPT. Anche il Wall Street Journal ha riportato un calo dei download globali dell'agente. Muse Wonder è il motore e Muse è l'automobile: un modello di frontiera non garantisce, da solo, che gli utenti restino e accettino di pagare. Zuckerberg parla di «superintelligenza personale» e prepara modelli specializzati per tutti i prodotti del gruppo. Prima, però, Wonder dovrà dimostrare fuori dai benchmark di Meta di valere il suo prezzo.
Fonti: research.meta.ai, axios.com, mezha.net, roic.ai
Nessuno ha ancora commentato.