Addio, Jeeves! Ask.com chiude dopo 25 anni di servizio (aggiornato: 5 maggio 2026, ore 12:12)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 05/05/2026, 12:12
- Pubblicato: 05/05/2026, 12:11
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Il primo maggio 2026, chi ha aperto Ask.com si è trovato davanti a un messaggio di addio. Niente casella di ricerca, niente risultati: solo un annuncio che chiude i conti con una delle piattaforme più longeve nella storia del web. Il motore fondato a Berkeley, California, da Garrett Gruener e David Warthen - reso celebre dalla mascotte del maggiordomo Jeeves, ispirata ai romanzi di P.G. Wodehouse - ha spento i server. La decisione è della controllante IAC, che ha scelto di abbandonare del tutto il settore della ricerca online.

Il messaggio non lasciava spazio a interpretazioni: «Mentre IAC continua a concentrare la propria strategia, abbiamo deciso di dismettere la nostra attività di ricerca, che include Ask.com. Dopo 25 anni passati a rispondere alle domande del mondo, Ask.com ha chiuso ufficialmente il primo maggio 2026». Seguiva un ringraziamento a ingegneri, designer e ai milioni di utenti che negli anni si sono affidati alla piattaforma. Chiusura con un pizzico di nostalgia: «Lo spirito di Jeeves sopravvive». Un altro passaggio recitava: «Ogni grande ricerca deve avere una fine».
Un dettaglio curioso: il comunicato parla di «25 anni», il che suggerisce che l'azienda conti la propria vita operativa a partire da circa il 2001, non dalla fondazione originale negli anni Novanta.

Ask Jeeves nacque fra il 1996 e il 1997 con un'idea che all'epoca suonava quasi bizzarra: permettere agli utenti di formulare le ricerche come domande in linguaggio naturale, frasi complete invece di parole chiave scarne. Un approccio che avrebbe preceduto di decenni i chatbot basati sull'intelligenza artificiale oggi dominanti nel settore.
Google arrivò un anno dopo e cambiò le regole del gioco in modo irreversibile. Nel 2005, IAC acquisì Ask Jeeves e l'anno successivo eliminò nome e logo del maggiordomo, ribattezzando il servizio semplicemente Ask.com. Una decisione che tagliava il legame emotivo con la mascotte - apparsa perfino alla parata del Giorno del Ringraziamento di Macy's - senza riuscire a rilanciare la competitività del prodotto.
Nel 2009 Ask.com divenne il motore di ricerca ufficiale di NASCAR. Non bastò. L'anno dopo, il presidente di IAC Barry Diller ammise pubblicamente, durante il TechCrunch Disrupt, che Ask.com non era competitivo con Google e non aveva peso nella valutazione azionaria di IAC. Attorno al 2010, IAC ridimensionò lo sviluppo della ricerca e virò verso un formato di domande e risposte. Negli ultimi anni la piattaforma funzionava ormai in gran parte come un motore di arbitraggio pubblicitario.
La chiusura arriva mentre l'intero settore della ricerca converge proprio verso quel modello conversazionale che Ask Jeeves aveva intuito quasi trent'anni fa. I grandi operatori investono massicciamente nella ricerca basata sull'intelligenza artificiale generativa, con interfacce che accettano domande in linguaggio naturale e restituiscono risposte articolate invece di semplici elenchi di link.
Barry Schwartz di Search Engine Roundtable ha colto la contraddizione con lucidità: «Ask.com era letteralmente la definizione di ciò che i motori di ricerca stanno facendo adesso con l'intelligenza artificiale e le interfacce conversazionali. Ora che la tecnologia è arrivata per rendere Ask.com ciò che ha sempre voluto essere, chiude». Non è il primo caso di tempismo beffardo nella storia della tecnologia, ma è particolarmente tagliente.
C'è poi un filo narrativo che collega passato e presente in modo quasi letterario: Jim Lanzone, già amministratore delegato di Ask.com, oggi guida Yahoo, dove sta investendo su Yahoo Scout, un prodotto di ricerca conversazionale basato sull'intelligenza artificiale. L'idea che animava il maggiordomo Jeeves non è morta - ha solo cambiato indirizzo.
Per i motori più piccoli o storici, competere su scala globale è diventato strutturalmente insostenibile. I costi infrastrutturali per indicizzare il web, la necessità di modelli di intelligenza artificiale sempre più sofisticati e il dominio commerciale dei pochi operatori rimasti creano barriere che rendono la permanenza un'impresa proibitiva.
Ask.com non era più un concorrente reale da tempo. Ma la sua scomparsa formale ha un peso simbolico che va oltre i numeri di traffico: segna la fine di un'epoca in cui il web sembrava abbastanza grande da ospitare approcci diversi alla ricerca, mascotte incluse. Il maggiordomo ha servito il suo ultimo risultato.
Fonti: techcrunch.com, nytimes.com, mashable.com