Ora i criminali dietro agli attacchi ransomware minacciano fisicamente i dipendenti, a domicilio (aggiornato: 12 maggio 2026, ore 18:22)
- a cura di: massimo.valenti
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- Pubblicato: 4 ore fa
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Il ransomware ha smesso da tempo di essere un problema esclusivamente digitale. Secondo ricerche recenti condotte da aziende di sicurezza informatica, i gruppi criminali che operano nel settore delle estorsioni digitali stanno adottando tattiche di intimidazione fisica nei confronti dei dipendenti delle aziende colpite. File cifrati e richieste di pagamento in criptovaluta non bastano più: ora le minacce arrivano anche nel mondo reale, con visite a domicilio e raccolta di informazioni personali sulle famiglie dei lavoratori.
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Un'analisi pubblicata da Semperis, azienda specializzata in sicurezza informatica, restituisce un quadro preoccupante. Più della metà degli attacchi ransomware registrati nel 2025 ha incluso forme di intimidazione violenta nei confronti del personale delle organizzazioni che rifiutavano di pagare il riscatto. Il fenomeno è stato documentato con maggiore frequenza in Stati Uniti, Regno Unito, Canada e in alcune aree del Medio Oriente.
Il modello tradizionale dell'estorsione informatica - email anonime, messaggi cifrati, al massimo una telefonata minacciosa - appartiene a un'altra era. L'aggiunta della componente fisica trasforma un incidente di sicurezza in una questione di incolumità personale, alzando drammaticamente la posta in gioco per chi subisce l'attacco.
Tanium, un'altra azienda del settore, ha documentato come questi gruppi stiano raccogliendo in modo sistematico informazioni personali sui dipendenti delle organizzazioni prese di mira: indirizzi di residenza, dettagli sui familiari, abitudini quotidiane. In alcuni casi i criminali si sarebbero presentati direttamente alle abitazioni dei lavoratori, spacciandosi per funzionari pubblici o corrieri, per minacciarli di persona e fare pressione affinché l'azienda cedesse al ricatto.
Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Se l'organizzazione non paga, il costo - in termini di paura e rischio fisico - viene scaricato sui singoli. È una leva psicologica che mira a scardinare la resistenza aziendale colpendo il punto più vulnerabile della catena decisionale: le persone in carne e ossa.
I gruppi ransomware odierni vengono descritti sempre più spesso come reti criminali sofisticate con portata globale, lontane anni luce dall'immagine stereotipata dell'hacker solitario chiuso in una stanza buia. Raccogliere informazioni fisiche dettagliate sui bersagli, organizzare visite a domicilio, coordinarsi tra paesi diversi: tutto ciò richiede risorse, struttura organizzativa e competenze operative che ricordano molto più la criminalità organizzata tradizionale che il crimine informatico delle origini.
Il contesto più ampio non è meno allarmante. Gli attacchi ransomware continuano a colpire infrastrutture critiche in tutto il mondo, e gli ospedali restano tra i bersagli più drammatici: la cifratura dei dati clinici e l'interruzione delle procedure mediche hanno contribuito, in alcuni casi, alla morte di pazienti. Gruppi informatici ritenuti collegati a stati come Russia, Cina, Iran e Corea del Nord sono stati accusati di prendere di mira infrastrutture critiche e sistemi industriali, anche se le attribuzioni in questo campo restano sempre complesse e contestate.
Fino a poco tempo fa sembrava una barriera solida: il crimine informatico da una parte, quello fisico dall'altra. La convergenza tra i due pone sfide inedite sia per le forze dell'ordine - costrette ora a integrare competenze di indagine digitale e tradizionale - sia per le aziende, chiamate a proteggere non solo i propri sistemi ma anche la sicurezza fisica dei propri dipendenti.
Per le organizzazioni che si trovano a gestire un attacco ransomware, la decisione di non pagare il riscatto è già oggi complessa. Le minacce fisiche dirette al personale rendono quel calcolo ancora più difficile, e caricano di responsabilità ogni scelta. I programmi di risposta agli incidenti, tradizionalmente focalizzati su aspetti tecnici e legali, dovranno probabilmente includere protocolli di protezione fisica per i lavoratori coinvolti. Una complicazione che nessuno avrebbe voluto aggiungere a un panorama già sufficientemente cupo.
Fonti: cybersecurity-insiders.com, bbc.com
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