Pubblicità Iliad con Megan Gale: Fastweb invia la diffida (tutti i video) (aggiornato: 8 maggio 2026, ore 15:45)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 08/05/2026, 15:45
- Pubblicato: 08/05/2026, 16:36
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Un vestito rosso, una modella australiana e una lettera di diffida: gli ingredienti della più gustosa scaramuccia pubblicitaria che il mercato della telefonia mobile italiana abbia visto negli ultimi anni. Fastweb, che dal primo gennaio 2026 ha incorporato Vodafone Italia, ha intimato a Iliad di ritirare immediatamente la nuova campagna pubblicitaria con protagonista Megan Gale. La risposta di Iliad? Pubblicare la diffida sui social e andare avanti come se niente fosse.

La campagna si chiama Poche cose sono per sempre ed è la prima volta che Iliad Italia punta su una celebrità come testimonial. Nel filmato, Megan Gale passeggia per le vie di Milano, viene riconosciuta dai passanti come il volto di «un'altra pubblicità» e infine entra in un negozio Iliad. Il messaggio è trasparente: anche chi per quasi un decennio ha incarnato l'immagine di un altro operatore può cambiare. Un dettaglio non secondario: Gale indossa un abito rosso per tutta la durata dello spot.
Chi ha più di vent'anni di memoria televisiva ricorderà che Megan Gale è stata il volto di Omnitel dal 1999, e poi di Vodafone Italia dopo il passaggio del marchio nel 2003, fino al 2008.
Lo spot aveva già girato sui social prima della messa in onda televisiva, programmata per il 10 maggio 2026. Secondo Fortune Italia, la campagna è prevista per almeno un mese.
La lettera chiede la cessazione immediata della campagna e una conferma scritta entro 24 ore, pena il ricorso alle vie legali. Le contestazioni poggiano su due pilastri normativi: il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e il Codice Civile.
Sul fronte dell'autodisciplina, Fastweb invoca quattro articoli. L'articolo 13, comma 2, che vieta l'agganciamento indebito alla notorietà altrui - in questo caso quella di Vodafone, oggi parte di Fastweb S.p.A. L'articolo 14 sulla denigrazione: il marchio Vodafone verrebbe presentato come «abbandonato persino dalla sua storica testimonial». L'articolo 15, che riguarda i confronti meramente suggestivi e unilateralmente favorevoli. L'articolo 1, infine, che impone un obbligo generale di lealtà nella comunicazione commerciale.
Entra in gioco anche l'articolo 2598, numeri 2 e 3, del Codice Civile: concorrenza sleale. Nella lettera si legge testualmente che la campagna «realizza un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all'immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb S.p.A. [...] con effetti denigratori nei confronti del marchio Vodafone, di cui la stessa Fastweb è licenziataria». Il vestito rosso, secondo questa ricostruzione, non è un innocuo dettaglio estetico ma un deliberato richiamo al colore che identifica Vodafone nel mercato italiano dal 2003.

La risposta di Iliad è stata, a suo modo, magistrale. Il CEO Benedetto Levi ha pubblicato integralmente la lettera di diffida su LinkedIn e su X, accompagnandola con un commento che suona come un manifesto: «Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace. E a voi?».
Invece di abbassare i toni, Iliad ha trasformato un atto legale in un ulteriore capitolo della campagna stessa. La mossa ha un duplice effetto: amplifica la visibilità dello spot prima ancora della messa in onda televisiva e sistema Fastweb nel ruolo di chi teme la concorrenza al punto da mandare gli avvocati. È una strategia rischiosa, ma coerente con l'identità che Iliad ha coltivato fin dal suo ingresso nel mercato italiano: quella dell'operatore che sfida lo status quo. Fastweb, dal canto suo, ha scelto il silenzio pubblico sulla provocazione social di Levi.
Sul piano strettamente legale, la posizione di Iliad è netta: nessun concorrente può rivendicare un'esclusiva permanente sul valore evocativo di un personaggio pubblico. Megan Gale è una professionista libera di prestare la propria immagine a chi vuole.
Per capire perché Fastweb si senta legittimata a difendere l'eredità di Vodafone serve un rapido riepilogo societario. Dal primo gennaio 2026, Vodafone Italia non esiste più come entità separata: è stata incorporata in Fastweb S.p.A. a seguito dell'acquisizione da parte di Swisscom. Il marchio combinato «Fastweb+Vodafone» è operativo da gennaio 2025, e Fastweb detiene una licenza d'uso del marchio Vodafone fino al 2029.
Fastweb non è dunque un soggetto terzo che si intromette: è a tutti gli effetti l'erede legale del patrimonio d'immagine di Vodafone Italia, compresa quella costruita in anni di campagne con Megan Gale. Il punto giuridico cruciale, però, è un altro: quel patrimonio d'immagine si estende fino a impedire alla stessa testimonial di comparire nella pubblicità di un concorrente, anni dopo la fine del rapporto contrattuale? Iliad scommette di no.

Iliad ha dichiarato di voler procedere con la campagna come previsto. Il debutto televisivo resta fissato al 10 maggio. Fastweb ha lasciato aperta la possibilità di ulteriori azioni legali oltre la diffida, e secondo quanto riportato dal Corriere della Sera non c'è certezza assoluta che gli spot andranno effettivamente in onda.
Chiunque vinca la battaglia legale, Iliad ha già ottenuto quello che voleva. La campagna Poche cose sono per sempre è diventata l'argomento del giorno nel settore delle telecomunicazioni italiane prima ancora di raggiungere gli schermi televisivi. E il vestito rosso di Megan Gale, che Fastweb vorrebbe far sparire, è ormai stampato nella memoria collettiva digitale.
Fonti: repubblica.it, mondomobileweb.it, quifinanza.it