Cosa succederà ai Chromebook ora che arrivano i Googlebook? (aggiornato: 13 maggio 2026, ore 22:14)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 12 ore fa
- Pubblicato: 14/05/2026, 11:20
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Quindici anni di Chromebook, una presenza capillare nelle scuole di mezzo mondo, un ecosistema che gli amministratori IT conoscono a memoria. Poi Google sale sul palco dell'Android Show - l'evento pre-Google I/O - e annuncia una nuova categoria di dispositivi: i Googlebook. Laptop costruiti sullo stack tecnologico Android, con Gemini integrato ovunque e un posizionamento premium. Chi gestisce flotte di Chromebook in ambito scolastico o aziendale ha reagito con comprensibile nervosismo: sostituzione, affiancamento, o ennesimo prodotto Google destinato a un ciclo di vita incerto? Le risposte ufficiali oscillano tra il rassicurante e il volutamente vago.

I Googlebook sono stati presentati come dispositivi pensati per professionisti e utenti avanzati, in particolare chi possiede già uno smartphone Android. I partner hardware confermati per i primi modelli sono Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo - i soliti noti del mondo Chromebook, il che rende il parallelo ancora più evidente. Nessun nome di modello, nessuna specifica tecnica, nessun prezzo. La finestra di lancio è genericamente fissata per l'autunno, con ulteriori dettagli attesi al Google I/O del 19 maggio.

Le dichiarazioni ufficiali di Google sulla continuità dei Chromebook sono state rapide e decise - forse proprio perché il panico era altrettanto rapido. John Maletis, VP of Product Management per ChromeOS, ha affermato in un'intervista con Chrome Unboxed: «Ho visto la pipeline dei prossimi Chromebook e Chromebook Plus ed è molto solida, per quest'anno e anche per il prossimo».
Alexander Kuscher, responsabile Google per tablet e laptop, ha dichiarato senza mezzi termini in una tavola rotonda virtuale: «I Chromebook non sono morti».
Bryan Lee, VP ChromeOS Enterprise Go-to-Market, ha aggiunto parlando con ZDNET: «I Chromebook sono diventati uno strumento inestimabile per istituzioni scolastiche, aziende e consumatori. Intendiamo assolutamente continuare a investire in queste esperienze e a supportare questi utenti». Lee ha confermato che altri Chromebook sono attualmente in fase di sviluppo. Google sta inoltre rifornendo BackMarket di unità USB con ChromeOS Flex preinstallato, per consentire l'installazione su hardware esistente.
Tutto molto rassicurante, ma con un orizzonte temporale ben definito - e questo è il punto critico.
Google ha promesso fino a 10 anni di aggiornamenti software e di sicurezza per i Chromebook. Maletis è stato esplicito: «Supporteremo i Chromebook e ChromeOS, in alcuni casi, fino al 2034». La data di fine supporto dichiarata per ChromeOS si colloca a circa otto anni da oggi. Otto anni che sembrano tanti, ma che nel ciclo di pianificazione di un distretto scolastico o di un'azienda rappresentano un orizzonte decisionale perfettamente realistico.
Cosa succede dopo il 2034? Nessuno lo ha detto. La domanda è stata posta e non ha ricevuto risposta. Per chi deve decidere oggi se acquistare mille Chromebook per una rete di istituti, questo silenzio non è neutro.

Maletis ha confermato che i Chromebook consumer idonei riceveranno un percorso di migrazione verso il sistema operativo dei Googlebook. La parola chiave è «consumer». Per i dispositivi in ambito scolastico e aziendale, la migrazione richiederà un'implementazione più attenta - strumenti di gestione, API, requisiti di conformità alle policy. Nessuna tempistica, nessun dettaglio tecnico.
Un segnale diretto, difficile da fraintendere: gli amministratori IT in ambito educativo e enterprise non possono dare per scontata una transizione automatica o indolore. Chi gestisce flotte di dispositivi tramite la Google Admin Console, con criteri di registrazione, policy di sicurezza e configurazioni specifiche, ha bisogno di sapere se quegli strumenti esisteranno nel nuovo ecosistema, in che forma, e con quale livello di compatibilità. Oggi quelle informazioni non esistono.
I Chromebook nascono come dispositivi accessibili, pensati per l'istruzione e per chi ha bisogno di un computer essenziale con manutenzione minima. I Googlebook si posizionano nella fascia premium, con intelligenza artificiale e integrazione profonda con lo smartphone Android. Sulla carta, due mercati diversi. Nella pratica, il rischio che i segmenti si sovrappongano è già stato sollevato dagli analisti: se Google introducesse Googlebook di fascia media a prezzi competitivi con i Chromebook, la ragione d'essere di questi ultimi si assottiglierebbe fino a scomparire.
Le roadmap di prodotto di Google vengono pianificate con anni di anticipo. Il fatto che ci siano Chromebook in sviluppo per il 2025 e il 2026 non dice nulla sulla direzione strategica del 2028 o del 2030. E la storia di Google con i prodotti abbandonati è nota: il cosiddetto «cimitero di Google» conta circa 300 voci. Non tutti erano prodotti marginali.

Per gli amministratori IT scolastici e aziendali, il consiglio più onesto è scomodo: non ci sono ancora informazioni sufficienti per prendere decisioni a lungo termine. I Chromebook acquistati oggi riceveranno supporto per anni. Le flotte esistenti non diventeranno improvvisamente obsolete. Ma chi sta valutando investimenti pluriennali - rinnovi di parco macchine, contratti di gestione, formazione del personale - ha il diritto di pretendere risposte più concrete di quelle fornite finora.
Le domande aperte restano numerose e sostanziali. Quale sarà il sistema operativo ufficiale dei Googlebook? Quali processori li alimenteranno e a che prezzo? Quali strumenti di gestione saranno disponibili per l'ambito scolastico e aziendale? Esisterà un "Pixel" tra i Googlebook, o saranno esclusivamente dispositivi di partner OEM? E soprattutto: cosa succede a ChromeOS dopo il 2034?
Il Google I/O del 19 maggio potrebbe chiarire almeno alcune di queste incognite. Nel frattempo, Google chiede fiducia a un settore - quello dell'istruzione - che ha costruito intere infrastrutture sulla promessa di semplicità e continuità dei Chromebook. Quella fiducia va mantenuta con fatti, non con rassicurazioni generiche seguite da silenzi strategici.
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