macOS Tahoe è l'ultimo per i Mac con CPU Intel: dal 2026 serve Apple Silicon (M1 o successivi) (aggiornato: 22 aprile 2026, ore 01:10)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: ieri alle 01:10
- Pubblicato: 20 ore fa
Chi possiede ancora un Mac con processore Intel ha i mesi contati - almeno dal punto di vista del supporto software. Apple ha confermato che macOS Tahoe (versione 26), rilasciato il 15 settembre 2025, è l'ultima versione principale del sistema operativo a supportare l'hardware Intel. Da macOS 27 in poi, servirà un chip Apple Silicon. Una transizione iniziata nel 2020 si avvia così alla chiusura definitiva, e per milioni di utenti è tempo di fare i conti con la realtà.
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In vero, non si tratta di una novità: che i Mac con CPU Intel non avrebbero mai ricevuto macOS 27 e successivi era noto sin dall'anno scorso. In questi giorni, però, il sito MacRumors sta rilanciando la notizia, probabilmente in vista dell'evento Apple Worldwide Developers Conference (WWDC) 2026 che si terrà dall'8 al 12 giugno 2026 e durante il quale Apple presenterà al pubblico proprio macOS 27 in previsione della disponibilità pubblica attesa per l'autunno 2026.
Ebbene: macOS 27 richiederà un chip Apple Silicon della serie M oppure il chip A18 Pro presente nel nuovo MacBook Neo.
macOS Tahoe ha accolto per l'ultima volta un pugno di modelli Intel che resistevano nella lista di compatibilità:
Questi modelli continueranno a funzionare con Tahoe, naturalmente. Ma non riceveranno macOS 27, né alcuna versione successiva. Niente nuove funzionalità, niente nuove API, niente aggiornamenti di sistema oltre a quello attualmente installato.
D'altro canto, Apple ha iniziato a sostituire i processori Intel con i propri chip della serie M nel 2020, e quando macOS 27 arriverà sul mercato saranno passati circa sei anni dall'ultimo Mac Intel uscito dalla linea di produzione. Un ciclo di transizione lungo - tutto sommato più generoso di quanto molti si aspettassero.

La domanda più urgente per chi usa ancora un Mac Intel non riguarda le nuove funzioni - riguarda la sicurezza. Apple segue da anni una prassi consolidata: dopo aver rilasciato un nuovo macOS, continua a pubblicare aggiornamenti di sicurezza per le due o tre versioni precedenti. Se questo schema viene mantenuto, i Mac Intel con Tahoe dovrebbero ricevere patch di sicurezza indicativamente fino al 2028.
Dopo quella finestra, il silenzio. Niente più correzioni per vulnerabilità, niente più certificati aggiornati, niente più protezione contro le minacce emergenti. Per un computer connesso alla rete è una condizione insostenibile nel medio periodo. Chi utilizza il proprio Mac Intel per lavoro, o per gestire dati sensibili, dovrebbe iniziare a pianificare la migrazione adesso, non tra due anni.
Già con macOS Tahoe il divario funzionale tra Mac Intel e Mac con Apple Silicon era evidente. Le funzionalità legate all'apprendimento automatico su dispositivo e ad Apple Intelligence richiedono l'hardware dedicato del Neural Engine, assente nei processori Intel. Restando su Tahoe, quindi, l'esperienza di un Mac Intel è già una versione ridotta rispetto a quella offerta da un Mac con chip M.
Con macOS 27 la forbice si allargherà ulteriormente. Le nuove API, i nuovi framework, le nuove integrazioni di sistema saranno progettate esclusivamente per Apple Silicon. Gli sviluppatori avranno meno incentivi a mantenere la compatibilità con un'architettura fuori dal supporto ufficiale. È un circolo che si autoalimenta: meno supporto genera meno software, che genera meno motivi per restare.

Un aspetto ancora non del tutto chiarito riguarda Rosetta 2, il software di traduzione che consente di eseguire applicazioni compilate per Intel sui Mac con Apple Silicon. Alcune fonti indicano che Tahoe segni già la fine di Rosetta 2. Altre suggeriscono che il supporto si estenderà fino a macOS 27, con una dismissione definitiva prevista intorno a macOS 28.
Per gli utenti Intel la questione è irrilevante - Rosetta 2 serve ai Mac con Apple Silicon, non viceversa. Per gli sviluppatori, invece, è un segnale che non si può ignorare: chi non ha ancora portato le proprie applicazioni su architettura ARM nativa ha poco tempo. La rete di sicurezza della traduzione automatica sta per essere rimossa, e le app rimaste indietro diventeranno semplicemente incompatibili.
Se possedete uno dei Mac Intel ancora supportati da Tahoe, la situazione è chiara. Il vostro computer funzionerà ancora per anni - l'hardware non smette di funzionare perché Apple rilascia un nuovo sistema operativo. Ma il contesto software intorno a voi cambierà, e rapidamente.
La strategia più ragionevole è iniziare a valutare l'acquisto di un Mac con Apple Silicon prima che la finestra degli aggiornamenti di sicurezza si chiuda. I modelli con chip M1, sul mercato dal 2020, si trovano ormai a prezzi accessibili nel mercato dell'usato e dovrebbero rientrare nella lista di compatibilità di macOS 27 - anche se Apple non ha ancora confermato ufficialmente i requisiti esatti.
Chi possiede un Mac Pro del 2019 merita una menzione separata. Quella macchina, venduta a un prezzo d'ingresso che faceva girare la testa, è stata l'ultimo Mac Intel di fascia professionale. Pensata per durare molti anni grazie alla sua espandibilità, si ritrova ora con un'aspettativa di vita software non molto diversa da quella di un MacBook Pro da 13 pollici. Una lezione amara sul fatto che, nell'ecosistema Apple, la longevità hardware non garantisce longevità software.
Apple ha cambiato architettura del processore tre volte nella storia del Mac - da Motorola 68000 a PowerPC, da PowerPC a Intel, da Intel ad Apple Silicon - e ogni volta il copione è stato lo stesso: un periodo di convivenza, seguito da un taglio netto. La chiusura del supporto Intel in macOS completa una delle transizioni architetturali più ambiziose nella storia dell'informatica personale.
Questa volta il taglio arriva dopo circa sei anni. Non è poco. Ma per chi si trova dalla parte sbagliata della linea, è il momento di agire.
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