Gemini Intelligence è la nuova AI di Android che userà lo smartphone al posto nostro (aggiornato: 12 maggio 2026, ore 23:32)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 3 ore fa
- Pubblicato: 13/05/2026, 15:35
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Google non ha aspettato il palco principale di I/O 2026. Con una settimana di anticipo, in un evento preregistrato trasmesso su YouTube il 12 maggio, ha svelato Gemini Intelligence: un pacchetto di funzionalità di intelligenza artificiale generativa integrato direttamente in Android, progettato per automatizzare compiti complessi su più applicazioni senza che l'utente debba orchestrare ogni singolo passaggio. Non è un semplice restyling dell'assistente vocale. L'ambizione dichiarata è trasformare Android in un sistema operativo che agisce in modo proattivo, anticipando le necessità dell'utente anziché limitarsi a rispondere a comandi espliciti.

Il cuore della proposta è l'automazione di attività che coinvolgono più applicazioni. Gli esempi mostrati da Google non sono banali: Gemini può individuare un programma di studi in Gmail, identificare i libri di testo richiesti e aggiungerli a un carrello della spesa. Oppure prenotare una bicicletta in prima fila in una lezione di spinning. E lo fa aprendo un'esperienza applicativa virtuale che lavora in parallelo, mentre l'utente continua a usare il telefono per i fatti propri.
C'è però un limite esplicito, e non è casuale: al termine del compito, Gemini si ferma e chiede conferma prima di concludere qualsiasi azione. Nessun acquisto automatico, nessuna prenotazione a sorpresa. Il sistema è progettato per eseguire, non per decidere al posto dell'utente.
La consapevolezza del contesto sullo schermo è l'altro pilastro. Tenendo premuto su una lista della spesa nell'app Note, Gemini può costruire un carrello di consegna. Fotografando un opuscolo di viaggio, si può chiedere di trovare un tour per sei persone. Il sistema attinge a ciò che vede - screenshot, foto, contenuti in primo piano - come punto di partenza per le sue azioni.
Tra le funzionalità più concrete c'è un autofill potenziato: Gemini può compilare moduli complessi attingendo a informazioni archiviate in applicazioni collegate come Google Drive, inclusi numeri di patente o passaporto. Un salto netto rispetto al completamento automatico tradizionale, che si limita a riproporre campi già inseriti in precedenza.
Le cosiddette Gemini Task Actions, già disponibili da qualche mese per servizi come Uber e DoorDash, si espanderanno a un numero maggiore di app. Ma il dettaglio più significativo è un altro: Gemini può completare operazioni attraverso il browser Chrome anche quando l'applicazione dedicata non è installata sul dispositivo. Più avanti nel corso dell'anno arriverà anche Gemini in Chrome, con funzioni di sintesi delle pagine web, confronto di informazioni tra siti diversi e una modalità di navigazione automatica battezzata «Chrome auto browse».
Completano il quadro la possibilità di creare widget personalizzati tramite comandi in linguaggio naturale - ad esempio un widget che mostri contemporaneamente la temperatura in Fahrenheit e Celsius - e la modalità «Rambler» di Gboard, che usa l'intelligenza artificiale per ripulire i messaggi dettati a voce eliminando esitazioni, intercalari e ripetizioni.
Vale la pena contestualizzare l'annuncio. Come ha osservato Wired, sotto il nome Gemini Intelligence Google raggruppa e dà coerenza commerciale a molte funzionalità di Gemini già introdotte negli ultimi mesi sugli smartphone di fascia alta, tra cui Pixel 10 e Samsung Galaxy S26. Non tutto ciò che è stato presentato è inedito. L'operazione è anche - forse soprattutto - di branding: dare un'identità riconoscibile a un ecosistema di capacità che rischiava di restare frammentato nella percezione degli utenti.

Sameer Samat, presidente dell'ecosistema Android, ha inquadrato il progetto in una prospettiva pluriennale: l'obiettivo è trasformare Android in un «sistema operativo intelligente». Ben Greenwood, direttore e product manager delle esperienze fondamentali di Android, ha spiegato a CNET: «La differenza tra la tecnologia di ieri e quella di Gemini Intelligence è che quest'ultima è lì con te. Io voglio semplicemente un assistente con cui lavoro, che mi capisce e mi conosce personalmente. Avere un'esperienza coerente tra i prodotti che uso è davvero importante per costruire fiducia e facilità d'uso».
Gemini Intelligence sarà disponibile prima sui telefoni Samsung Galaxy e Google Pixel, con un lancio previsto per «questa estate». Google non ha specificato quali dispositivi Galaxy saranno compatibili - Samsung dovrebbe presentare la prossima generazione di pieghevoli nei prossimi mesi - mentre nuovi telefoni Pixel sono attesi nello stesso periodo.
Seguiranno Wear OS per gli smartwatch, Android Auto, gli smart glass di Google e i laptop. Su quest'ultimo fronte, Google ha annunciato i Googlebooks, una nuova categoria di portatili premium basati su Android e costruiti attorno a Gemini Intelligence. I primi modelli, prodotti da Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo, arriveranno in autunno. Offriranno supporto alle app Android, streaming delle applicazioni dallo smartphone, accesso ai file del telefono dal browser di file del laptop e piena integrazione con Gemini Intelligence. Il lancio cade a quindici anni esatti dal primo Chromebook - un dettaglio che rende evidente la traiettoria seguita da Google nel segmento dei portatili.

Le funzionalità di Gemini Intelligence non sono necessariamente legate ad Android 17 e saranno distribuite in modo graduale. La versione stabile di Android 17 è attesa per l'estate, ma senza una data precisa.
Un sistema che legge lo schermo, accede a email, documenti e app, e agisce per conto dell'utente solleva domande evidenti sulla riservatezza dei dati. Google lo sa e ha piazzato la questione privacy al centro della comunicazione ufficiale: il comunicato stampa sottolinea che i dati restano «privati» e che l'utente mantiene «il controllo».
Mindy Brooks, vicepresidente della gestione prodotto per Gemini Intelligence, ha dichiarato a Wired: «L'utente ha sempre il controllo. Può disattivare le funzionalità, può fare una scelta, e noi siamo molto chiari nel fornire gli strumenti per prendere le decisioni che funzionano per ciascuno. Volevamo concentrarci su funzionalità allineate con ciò che gli utenti dicono di volere e di cui hanno bisogno».
Parole rassicuranti, ma al momento mancano analisi indipendenti o verifiche di terze parti sulle implicazioni concrete per la privacy. Le promesse di controllo sono un punto di partenza, non un punto di arrivo. Restano aperte le domande fondamentali: come vengono elaborati i dati contestuali - sul dispositivo, nel cloud, o in una combinazione dei due - e quale grado di granularità avranno davvero le opzioni di disattivazione.
Google non si muove nel vuoto. Engadget ha tracciato un parallelo diretto con l'iniziativa Copilot+ di Microsoft, lanciata nel 2024, e il confronto non è incoraggiante per il settore: i consumatori non si sono precipitati ad acquistare PC Copilot+ in massa, e Microsoft ha dovuto rimuovere alcune funzionalità di Copilot dalle applicazioni Windows dopo reazioni negative degli utenti. L'integrazione aggressiva di intelligenza artificiale nel sistema operativo non è garanzia di entusiasmo - un precedente che Google farebbe bene a tenere a mente.
» Leggi: Microsoft rimuove Copilot da Blocco note, Strumento di cattura e Foto. O forse no?

Dall'altra parte, Apple non ha ancora portato su iPhone una versione di Siri significativamente più capace e intuitiva. CNET nota che i modelli Gemini di Google contribuiranno ad alimentare il previsto aggiornamento di Siri - una situazione con un sapore paradossale: il motore dell'assistente rivale costruito con tecnologia del concorrente.
Con Gemini Intelligence, Google punta a stabilire il paradigma dell'assistente proattivo prima che Apple riesca a colmare il divario. Se l'esecuzione sarà all'altezza delle ambizioni - e se gli utenti accetteranno davvero di cedere al sistema operativo il livello di accesso necessario - lo scopriremo a partire dall'estate.
Fonti: blog.google, android.com
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