Toshiba M12 arriva a 34 TB grazie ai substrati in vetro e FC-MAMR (aggiornato: 3 aprile 2026, ore 09:30)
- a cura di: massimo.valenti
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I dischi fissi magnetici "tradizionali" continuano a macinare record di capacità. Toshiba ha annunciato il 31 marzo la nuova serie M12, una famiglia di hard disk da 3,5 pollici con capacità comprese tra 30 e 34 TB. I campioni delle varianti SMR sono già in fase di distribuzione presso i clienti, con le versioni CMR (fino a 28 TB) previste per il terzo trimestre del 2026. L'obbiettivo dichiarato? I grandi operatori cloud e i provider hyperscale, quelli che riempiono i data center di petabyte e per cui ogni centimetro cubo di spazio conta

Il salto generazionale della serie M12 rispetto ai predecessori - le famiglie CMR MG11 e SMR MA11 - si riassume in un numero: 11 piatti contro i 10 delle generazioni precedenti. È quel piatto in più, combinato con una densità areale di 3,09 TB per piatto, a spingere la capacità massima fino a 34 TB. Con soli 10 piatti alla stessa densità si sarebbe arrivati a circa 31 TB. L'aritmetica: è semplice. L'ingegneria dietro: decisamente meno.
Per infilare un undicesimo piatto nello stesso involucro da 3,5 pollici, Toshiba ha fatto una scelta precisa: adottare substrati in vetro al posto del tradizionale alluminio - una prima volta assoluta per l'azienda nei dischi nearline. Il vetro permette piatti più sottili, più rigidi e meccanicamente più stabili. Meno spessore per piatto significa più piatti nel medesimo volume. L'involucro resta sigillato e riempito di elio, soluzione consolidata nel settore per ridurre l'attrito e la turbolenza aerodinamica tra i piatti in rotazione.
La tecnologia di registrazione è Shingled Magnetic Recording (SMR), combinata con FC-MAMR - Flux Control Microwave-Assisted Magnetic Recording. L'SMR sovrappone parzialmente le tracce di scrittura, un po' come le tegole di un tetto, aumentando la densità di registrazione di circa il 15% rispetto alla scrittura magnetica convenzionale (CMR). Il compromesso è noto: la scrittura casuale diventa più lenta, perché sovrascrivere una traccia implica riscrivere anche quelle adiacenti parzialmente coperte.
La risposta di Toshiba è un'architettura host-managed SMR: è il server che utilizza il disco a gestire direttamente il posizionamento e la riscrittura dei dati, ottimizzando le operazioni per contenere la penalizzazione prestazionale. Non è una soluzione trasparente che funziona con qualsiasi carico di lavoro; richiede software e firmware consapevoli della topologia del disco. Per i provider hyperscale, che controllano ogni livello dello stack software, non è un ostacolo. Per tutti gli altri, la questione è aperta.
La serie M12 offre un trasferimento dati massimo di 282 MiB/s, circa l'8% in più rispetto alla generazione precedente. Il dato forse più rilevante per chi ragiona su scala di data center è però un altro: Toshiba dichiara un consumo energetico per TB inferiore del 18% rispetto ai modelli precedenti. Quando si moltiplicano migliaia di unità per i watt risparmiati, il risparmio diventa tangibile - sia nella bolletta elettrica sia nel dimensionamento del raffreddamento.
L'affidabilità è in linea con le aspettative per dischi progettati per funzionamento continuo 24/7: MTTF di 2,5 milioni di ore, tasso di guasto annualizzato (AFR) dello 0,35%, carico di lavoro annuo certificato di 550 TB.
Seagate è attualmente in vantaggio significativo sulla densità areale: fornisce già agli hyperscaler dischi SMR da 44 TB con soli 10 piatti, sfruttando la tecnologia HAMR (Heat-Assisted Magnetic Recording). La densità areale raggiunge 4,4 TB per piatto - oltre il 40% in più rispetto ai 3,09 TB di Toshiba. Un divario che non si chiude con un piatto extra.
Western Digital utilizza già configurazioni a 11 piatti e fornisce dischi CMR da 28 TB e SMR da 32 TB, ma sta qualificando la generazione successiva: 30 TB in versione CMR e 40 TB in SMR, basati sulla propria tecnologia ePMR. Anche qui, la serie M12 si posiziona un gradino sotto.
Il quadro è chiaro: Toshiba entra nel club dei 30+ TB senza guidarlo. Sia Toshiba sia Western Digital si scontrano con i limiti fisici delle loro tecnologie di registrazione, entrambe varianti avanzate del PMR. Per entrambe, il passo successivo obbligato è il HAMR - la stessa tecnologia che già oggi consente a Seagate di dominare la classifica della densità areale.
Ed è proprio qui che il substrato in vetro assume un significato che va oltre la serie M12. Toshiba ha dichiarato l'intenzione di introdurre dischi basati su HAMR con configurazioni a 12 piatti nei prossimi trimestri. Il vetro, più sottile e rigido dell'alluminio, è il prerequisito tecnologico per aumentare ulteriormente il numero di piatti nell'involucro standard.
La serie M12, in questa prospettiva, è una piattaforma di transizione prima ancora che un prodotto finito. Il passaggio al substrato in vetro e alla configurazione a 11 piatti prepara la linea produttiva e la supply chain per le generazioni successive, dove sarà la combinazione di HAMR, vetro e 12 piatti a determinare quanto spazio occuperà Toshiba in quel mercato.
Per chi gestisce infrastrutture di storage su larga scala, la serie M12 è un'opzione concreta per aumentare la densità per rack senza stravolgere l'architettura esistente. Non è il disco con la capacità più elevata disponibile - quel primato appartiene ad altri. Ma 34 TB in un singolo involucro da 3,5 pollici con un profilo energetico migliorato del 18% restano un argomento difficile da ignorare in sede di acquisto.
Fonti: prnewswire.com, newelectronics.co.uk, news.toshiba.com
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