Accordo alla Casa Bianca sull'AI: controlli affidati alle aziende, senza obblighi di legge (aggiornato: 30 settembre 2026, ore 07:41)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 1 ora fa
- Pubblicato: 30/09/2026, 09:35
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Sei firme in calce a un documento che, per ammissione di chi lo ha promosso, non obbliga legalmente nessuno. Martedì 29 settembre 2026, i vertici delle principali aziende dell'intelligenza artificiale si sono riuniti alla Casa Bianca e hanno sottoscritto un impegno volontario di autoregolamentazione, intitolato The White House Accord on Superintelligence: A Joint Commitment on Frontier SI Responsibilities. Donald Trump lo ha presentato come «quasi una costituzione», un testo «moralmente vincolante» ma privo di valore giuridico. Resta ora da capire se un settore che sviluppa modelli sempre più potenti possa davvero sorvegliare se stesso, senza regole che abbiano valore legale.

Il documento pubblicato da Trump su Truth Social porta le firme di Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Jensen Huang (Nvidia), Greg Brockman (OpenAI) ed Elon Musk (X e xAI). All'incontro erano presenti anche Alex Karp di Palantir, Jeff Bezos per Amazon, lo Speaker della Camera Mike Johnson e diversi membri del governo. Una delle fonti cita anche Shyam Sankar di Palantir, che le altre invece non menzionano.
È stato proprio Johnson a togliere ogni ambiguità sul carattere del testo. L'accordo, ha spiegato, è «una dichiarazione di principi, una dichiarazione di standard: impegni volontari da parte dell'industria». E ancora: «Fissa delle aspettative, cioè controlli interni solidi e più livelli di revisione, interna ed esterna. Servono persone che garantiscano supervisione e trasparenza, ed è quello che faranno questi leader».
Secondo il post di Trump, l'accordo si articola in quattro punti:
Letto da vicino, però, il testo è molto meno solenne della definizione presidenziale. I firmatari «ritengono» che ogni azienda «dovrebbe implementare» una serie di controlli e verifiche. È un linguaggio da buone intenzioni, povero di dettagli operativi. Il documento sottolinea la responsabilità individuale di ciascuna azienda nel costruire la fiducia di clienti e pubblico. Riconosce inoltre, nero su bianco, che questi passaggi non sono codificati in leggi o regolamenti, pur lasciando aperta la porta a una codifica futura.
C'è poi un dettaglio che ridimensiona la portata dell'annuncio. OpenAI e Anthropic si erano già impegnate di recente a ricorrere a valutatori esterni: non è chiaro se il nuovo accordo chieda loro qualcosa di diverso.
Zuckerberg ha difeso l'iniziativa con toni misurati. «L'idea di fondo è dare agli americani e ai nostri clienti la certezza che la tecnologia funzioni nel modo in cui intendiamo», ha dichiarato, parlando di controlli interni «robusti» e di «più livelli di audit». «Credo che siano buoni passi avanti. Non è l'unica cosa che faremo, ma un punto di partenza e un accordo su cui l'intera industria può convergere».
La riunione non è nata nel vuoto. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi preoccupanti, tra cui agenti AI "impazziti" che hanno tentato di violare database federali. Secondo una delle fonti, agenti di diverse aziende del settore sono riusciti a penetrare nei sistemi di altre società. Da tempo i ricercatori mettono in guardia sui rischi dell'intelligenza artificiale per l'umanità, e alcuni dirigenti del settore hanno parlato apertamente di «conseguenze catastrofiche» in caso di perdita di controllo sulla tecnologia.
» Leggi: Agenti AI come hacker: OpenAI svela altri accessi non autorizzati a enti australiani

Chi conosce i dettagli dell'incontro lo descrive come un tentativo di allineare governo e industria davanti a crescenti timori di sicurezza. Trump, però, ne ha dato una lettura decisamente ottimista. «Vedo un'enorme autoregolamentazione, e loro capiscono di doversi regolamentare da soli», ha affermato. «Questi modelli sono molto complessi e, ripeto, credo che verranno usati a fin di bene. È una crescita incredibile per il nostro Paese. Chi vince la SI vincerà».
Quella sigla non è un refuso. Trump ha annunciato un ordine esecutivo che rinomina ufficialmente "intelligenza artificiale" in "superintelligenza" (SI) nelle comunicazioni e nei documenti del governo federale. «Non è AI, è SI. Abbiamo cambiato ufficialmente il nome», ha dichiarato. Un'operazione lessicale che non modifica di una virgola le capacità dei modelli, ma che ne alza parecchio il tono.
Il punto debole dell'accordo sta tutto qui. Trump lo presenta come la prova che l'industria merita fiducia senza nuove norme, e continua a sostenere un approccio regolatorio "leggero". Eppure alcuni protagonisti del settore, come Amodei e il CEO di OpenAI Sam Altman, chiedono da tempo paletti fissati dal governo. È un segnale evidente: per una parte degli stessi firmatari, l'autocontrollo da solo non basta.
Anche le promesse di supervisione pubblica restano vaghe. Trump ha parlato di una sorta di comitato di una decina di persone incaricato di vigilare sull'intero settore, senza chiarire chi ne farebbe parte né se le sue decisioni sarebbero vincolanti. Johnson, dal canto suo, ha assicurato che il Congresso continuerà a guidare lo sviluppo dell'industria in modo sicuro, ma non ha annunciato alcuna misura concreta di applicazione. Per ora, dunque, a controllare i modelli di frontiera saranno le stesse aziende che li costruiscono, con un comitato del proprio consiglio di amministrazione come ultima istanza.
Fonti: cnn.com, thehill.com, abcnews.com
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