La crescita di Canva rallenta, e l'azienda ristruttura: coinvolte 1.271 persone, ma non tutti sono licenziamenti (aggiornato: 5 novembre 2026, ore 08:29)
- a cura di: massimo.valenti
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- Pubblicato: 32 minuti fa
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Dieci anni di crescita senza frenate, poi il primo rallentamento. Canva ha annunciato una ristrutturazione che coinvolge 1.271 persone, circa il 22% dei dipendenti. Una parte perderà il posto, altri cambieranno ruolo o dovranno trasferirsi in sedi centralizzate. Ad annunciarlo è stata Melanie Perkins, CEO e cofondatrice, con un memo intitolato «Un aggiornamento importante sul nostro team», pubblicato anche sul sito dell'azienda. Perkins definisce l'ultimo anno «il più difficile di sempre». Per la piattaforma di design usata ogni mese da oltre 265 milioni di persone è il primo taglio del personale esteso a tutta l'azienda. Arriva in un momento in cui l'intero settore del software deve fare i conti con la pressione dell'intelligenza artificiale e con lo scetticismo degli investitori.

La cifra va letta con attenzione. Il numero di 1.271 comprende tre situazioni diverse: i licenziamenti veri e propri, i cambi di ruolo e i trasferimenti. Perkins non ha indicato quanti posti di lavoro verranno effettivamente eliminati. Per questo i titoli della stampa australiana parlano più genericamente di «oltre 1.000 posti» o di «più di 1.200 posti tagliati o trasferiti».
Il tono del memo non lascia spazio a giri di parole. «È senza dubbio il momento più difficile dei nostri tredici anni di storia», scrive Perkins. Canva è stata fondata nel 2013 da Perkins stessa, Cliff Obrecht e Cameron Adams. Fino a oggi aveva effettuato soltanto tagli mirati: nel 2025 hanno perso il lavoro 10 dei 12 technical writer dell'azienda, e all'inizio del 2026 sono stati eliminati 32 posti nel reparto finanza.
La motivazione dichiarata è nei numeri. «Questo è stato il nostro anno più difficile: per la prima volta in dieci anni, la nostra crescita ha rallentato», si legge nel memo. Ad agosto Canva aveva già rivisto al ribasso la previsione di crescita dei ricavi per il 2026, dal 30% al 20%. Nello stesso mese Blackbird, il principale investitore di venture capital dell'azienda, ha ridotto del 17% la propria valutazione di Canva. Il valore è sceso a 34,9 miliardi di dollari (50,1 miliardi di dollari australiani), contro i 42 miliardi di una precedente vendita di azioni.
Secondo Perkins, gli aggiustamenti marginali non basteranno. «Dopo aver esplorato un'ampia gamma di alternative, sono giunta alla difficile conclusione che piccoli cambiamenti non saranno sufficienti. Per prepararci al prossimo decennio dobbiamo rifondare Canva, tornando alle nostre radici: team piccoli e responsabilizzati, liberi di prendere decisioni, di assumersi la responsabilità e di concentrarsi su ciò che conta di più per la nostra comunità», ha scritto. Poco dopo aggiunge: «Il successo del primo capitolo non garantisce il successo del prossimo».
In pratica, i team Product, Growth e Platform confluiscono in un'unica organizzazione di prodotto. L'obiettivo dichiarato è ridurre i passaggi di consegne, semplificare le decisioni e chiarire chi è responsabile di cosa. Canva riduce inoltre la specializzazione in alcune funzioni, elimina livelli di management e punta a riunire più team in presenza.
Sydney diventa la sede principale per un numero maggiore di team di prodotto. Da gennaio, chi lavora in modalità ibrida dovrà essere in ufficio due o tre giorni a settimana. Canva opera in 37 paesi, quindi i colloqui con il personale coinvolto seguiranno tempistiche diverse per rispettare le normative locali. Chi lascia l'azienda mantiene l'accesso a Slack e Gmail fino alla fine della settimana.
Il pacchetto di uscita prevede almeno sei mesi di stipendio, comprese le spettanze di legge, indipendentemente dal paese. Dove applicabile si aggiungono fino a 12 mesi di copertura sanitaria. Sono inclusi anche coaching per la carriera, preparazione ai colloqui, un abbonamento a LinkedIn Premium e l'accesso a una rete di ex dipendenti.
I MacBook forniti dall'azienda restano a chi se ne va.
Infine, un fondo chiamato "Canva Collective Fund" mette a disposizione contributi da 10.000 $ (14.000 dollari australiani) per gli ex dipendenti idonei che avvieranno un'attività o un progetto per la comunità.
C'è un'assenza che salta all'occhio: Canva non cita l'intelligenza artificiale nel suo annuncio. In questo si distingue da Atlassian, Block e WiseTech, che l'avevano chiamata in causa nelle proprie ristrutturazioni. Atlassian ha tagliato 1.600 posti a marzo. Nello stesso mese WiseTech Global ne ha annunciati circa 2.000, quasi un terzo della forza lavoro. Il memo di Perkins resta su un piano più generico: «Le nuove tecnologie stanno trasformando ciò che le persone possono creare, il modo in cui lo creano e ciò che si aspettano dai prodotti che usano».
Il collegamento con l'AI lo fanno invece gli osservatori esterni. Bloomberg parla di una «resa dei conti strutturale» imposta dall'intelligenza artificiale a una delle aziende tecnologiche più in vista dell'Australia. Business Insider ricorda la nuova concorrenza dei modelli di generazione di immagini di OpenAI e Google. Il Sydney Morning Herald segnala invece il timore degli investitori che l'AI eroda il business del software, un timore che ha colpito duramente il comparto del design: le azioni di Figma hanno perso il 44% da inizio anno, nonostante una solida crescita dei ricavi. The Guardian cita infine la cosiddetta "SaaS-pocalypse", cioè l'idea che l'AI diventi così avanzata da rendere superfluo il software specializzato. Le aziende consolidate respingono questa prospettiva, anche se molte hanno ripensato il proprio modello di business o adottato strumenti AI in modo aggressivo.
Canva è una delle startup australiane di maggior successo e da tempo viene indicata come candidata alla quotazione al Nasdaq. Ora dovrà dimostrare agli investitori che un'organizzazione più snella basta a far ripartire la crescita, in un mercato che giudica ogni software di design anche in base a quanto saprà resistere all'AI.
Fonti: businessinsider.com, theguardian.com, smh.com.au
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