Samsung 990 Pro falso: supera CrystalDiskInfo, ma legge a 20 MB/s (aggiornato: 30 marzo 2026, ore 12:55)
- a cura di: massimo.valenti
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Un SSD Samsung 990 Pro da 2 TB al 40% sotto il prezzo di listino, consegnato il giorno dopo l'ordine. Windows lo riconosce regolarmente, CrystalDiskInfo mostra tutto in ordine, l'etichetta è perfetta. Poi provi a copiare un file e la velocità di lettura sequenziale è 20 MB/s. Non 20 GB/s, ma proprio venti megabyte al secondo. Più lento di una chiavetta USB 2.0. Benvenuti nell'era dei falsi SSD che superano i controlli di base e crollano sotto qualsiasi carico reale.

Il caso è emerso su Reddit. Un utente ha acquistato il presunto Samsung 990 Pro 2 TB da un distributore locale conosciuto, con cui aveva già fatto affari in passato, per circa 205 dollari - contro un prezzo ufficiale che supera i 300. Drive inserito nello slot M.2, sistema che lo riconosce senza obiezioni. Gestione disco di Windows, Esplora file, CrystalDiskInfo: tutto confermava l'identità dichiarata. Il firmware e le etichette erano stati ingegnerizzati apposta per superare i controlli standard. Tom's Hardware ha definito il livello di contraffazione "spaventosamente sofisticato".
Il problema è diventato evidente solo nell'uso reale. Velocità di lettura sequenziale: circa 20 MB/s. Scrittura: tra 9 e 10 MB/s. Per dare la scala: il Samsung 990 Pro autentico dichiara 7.450 MB/s in lettura e 6.900 MB/s in scrittura. Il falso è oltre 369 volte più lento. TweakTown l'ha paragonato a "una chiavetta USB del 2005".
L'acquirente ha provato tutto - reinstallare il drive, aggiornare i driver, flashare un nuovo BIOS. Nulla ha risolto il problema, né tantomeno lo ha esposto. Il falso continuava a presentarsi come un 990 Pro autentico a qualsiasi strumento diagnostico generico.
Il primo segnale rilevabile, in questo caso specifico, era la velocità di collegamento PCIe. Windows aveva identificato il drive come connesso in modalità PCIe 3.0 x4, mentre il Samsung 990 Pro autentico opera su interfaccia PCIe 4.0. È un dettaglio che non salta all'occhio a meno che non si vada a controllare attivamente nelle proprietà del dispositivo o nel BIOS della scheda madre - ma è una discrepanza concreta e verificabile prima ancora di aprire un benchmark.
Il secondo metodo che ha funzionato è il più ovvio: CrystalDiskMark ha confermato senza ambiguità le velocità reali del drive. Circa 20 MB/s in lettura, coerenti e ripetibili. Non un'anomalia legata a un trasferimento specifico.
Lo strumento che ha definitivamente chiuso la questione è stato Samsung Magician, il software diagnostico proprietario di Samsung. A differenza degli strumenti generici, è stato in grado di identificare il drive come non autentico. Per chiunque abbia dubbi su un SSD Samsung appena acquistato, è il primo posto dove guardare.
Sulla base di questo caso e dei precedenti, questi sono i passaggi che possono esporre un SSD contraffatto prima che causi perdita di dati o malfunzionamenti:
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Non è la prima volta. Nel 2023 un falso Samsung 980 Pro era riuscito a eludere persino gli strumenti di rilevamento di Samsung: la contraffazione era stata scoperta solo smontando fisicamente il drive e ispezionando i chip all'interno. Tom's Hardware aveva già osservato che "i cloni di SSD sono talmente buoni oggi che non si riesce a distinguerli semplicemente guardandoli".
Il caso attuale segna però un'evoluzione. I difetti tradizionali delle etichette - nomi modello errati, testo disallineato, qualità di stampa scadente - erano assenti. I commenti tecnici raccolti da Hacker News confermano che la sofisticazione si è spostata dall'estetica al firmware, ora progettato specificamente per ingannare i software di identificazione generici.
L'aspetto più insidioso di questo caso non è la qualità del falso. È il canale di vendita. L'acquirente non ha comprato da un venditore sconosciuto su un marketplace dubbio - ha comprato da un distributore locale con una relazione commerciale consolidata e transazioni andate a buon fine. Il che significa che la catena di fornitura era stata compromessa, o che il distributore era stato a sua volta ingannato.
I truffatori stanno sfruttando la carenza di NAND per inserire componenti di archiviazione economici dentro involucri con marchi premium. In un mercato dove i prezzi salgono e la disponibilità è incerta, la tentazione di accettare un'offerta vantaggiosa aumenta. E con essa il rischio.
Nel 2026, fidarsi dell'etichetta, del sistema operativo e persino del proprio fornitore abituale non basta più. Un benchmark di sessanta secondi e il software gratuito del produttore sono l'unica assicurazione ragionevole contro un drive che potrebbe costare i vostri dati oltre che i vostri soldi.
Fonti: Club386, Tomshardware, News Ycombinator
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