Anthropic: alcuni modelli AI potrebbero presto autoreplicarsi sui dispositivi IoT, come un worm (aggiornato: 14 ottobre 2026, ore 07:43)
- a cura di: massimo.valenti
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Un forno smart, un TV box Android senza marca comprato per pochi euro, un tosaerba connesso. Secondo Anthropic, sono i candidati ideali per ospitare una nuova generazione di worm: non programmi scritti da un criminale, ma modelli di intelligenza artificiale capaci di copiarsi da soli da un dispositivo all'altro. Il frontier red team dell'azienda ha pubblicato un rapporto nel quale sostiene che i modelli AI di piccole dimensioni potrebbero essere «a pochi mesi» dalla capacità di autoreplicarsi sui dispositivi IoT commerciali. Se la previsione è corretta, il confine tra software e malware si assottiglia parecchio, e la questione riguarda chiunque abbia in casa un apparecchio collegato a Internet.

Il rapporto, firmato dai ricercatori William Zhou e Daniel Freeman, descrive una serie di esperimenti condotti con diversi modelli sviluppati negli Stati Uniti e in Cina, su dispositivi basati su Android. Nel test più citato, riportato da CNBC, un modello compatto di Google, Gemma4-26B-A4B, è stato eseguito su una rete di 15 TV box Android economici di marche sconosciute. Secondo ABC News, in quella prova un sistema AI si è replicato attraverso i 15 dispositivi senza alcun intervento umano.
Il quadro va comunque letto con attenzione. Al Jazeera precisa che nessun modello attuale si è dimostrato allo stesso tempo abbastanza potente e abbastanza piccolo da autoreplicarsi in modo affidabile sulla smart TV usata nei test. I modelli sotto i 30 miliardi di parametri completano i singoli passaggi della catena di replica, ma sbagliano quando devono eseguirla per intero. La stessa Anthropic ammette che non esiste ancora un «replicatore completamente fuori controllo». Eppure, avverte l'azienda, gli agenti «stanno diventando sempre più capaci di completare i singoli passaggi della catena di replica (e di trasmettere i propri adattamenti alle copie future di sé stessi)».
Ed è proprio questo il dettaglio tecnicamente più interessante. Alcuni modelli hanno passato alle proprie copie le conoscenze acquisite, aiutandole ad adattarsi a hardware diverso. I modelli più grandi, invece, possono suddividersi in frammenti (shard) eseguiti su macchine separate, che comunicano tra loro e, insieme, fanno girare il modello completo. Un cluster improvvisato, costruito con gli elettrodomestici altrui.
La scelta dei bersagli non è casuale. «I dispositivi IoT domestici e delle piccole imprese potrebbero essere il primo obiettivo di attacchi di questo tipo, perché sono connessi a Internet e, storicamente, hanno avuto misure di sicurezza minime», scrivono Zhou e Freeman. Nei test, la sicurezza debole dei TV box economici è stata esattamente ciò che ha reso possibile la replica.
La vulnerabilità dell'IoT, del resto, è nota da anni. A cambiare è chi la sfrutta. «È vero che i dispositivi IoT sono vulnerabili da molto tempo, ma gli agenti leggeri potrebbero essere molto più disposti degli attaccanti umani a fare lo sforzo necessario per compromettere ampie porzioni della potenza di calcolo IoT mondiale», aggiungono i due ricercatori. Un criminale in carne e ossa valuta costi e benefici. Un agente instancabile no.
Secondo il rapporto, «le macchine in grado di eseguire uno shard significativo di un modello sotto i 30 miliardi di parametri includono frigoriferi smart, forni smart, robot aspirapolvere e tosaerba». La potenza disponibile, inoltre, cresce: un numero sempre maggiore di dispositivi, come telecamere di sicurezza e sistemi per videoconferenza, integra piccoli chip AI pensati per eseguire i modelli in locale. Una capacità di calcolo extra che, secondo Anthropic, probabilmente li renderà bersagli appetibili a loro volta. I data center resterebbero «un obiettivo evidente e di alto valore», ma l'IoT potrebbe presto offrire risorse sufficienti.
Il nodo più serio è il contenimento. «Un replicatore di questo tipo sarebbe difficile da fermare, perché non esiste un punto centralizzato da spegnere», scrive Anthropic. Sistemi del genere si diffonderebbero probabilmente con lentezza, appoggiandosi a risorse di calcolo diffuse e poco protette, ma sarebbero in grado di capire come propagarsi anche su dispositivi mai visti prima.
Per l'azienda, lo scenario peggiore realistico non coinvolge un singolo modello: «Un worm AI non sarebbe necessariamente composto da un solo modello o da una sola strategia. Uno sciame di modelli diversi, distribuiti su tipi di hardware differenti con una varietà di schemi di replica, potrebbe rappresentare uno scenario peggiore più realistico». Anthropic si dichiara incerta sulla forma concreta della replica autonoma: un sistema lento e distribuito sui dispositivi insicuri, un potente modello offensivo capace di violare i data center a ritmo elevato, oppure un modello che truffa le persone per ottenere crediti di calcolo. In ogni caso, la comparsa dei replicatori lenti farebbe da campanello d'allarme per quelli più aggressivi, in grado di violare macchine meglio protette o di rubare chiavi API.
Roman V. Yampolskiy, esperto di AI e sicurezza informatica dell'Università di Louisville, parla di uno sviluppo significativo: «I worm informatici non sono una novità, ma un worm AI potrebbe fare qualcosa che il malware tradizionale non può fare: ragionare su dispositivi sconosciuti, adattarsi quando il suo approccio fallisce e continuare a diffondersi senza un operatore umano». E aggiunge: «Oggi non si tratta di una minaccia esistenziale».
La posizione di Anthropic è netta: «Dovremmo puntare a rafforzare i nostri sistemi per rendere difficile la diffusione di questi replicatori, ma anche prepararci a un mondo in cui sono destinati a restare». L'orizzonte temporale è stretto: secondo il rapporto, una replica autonoma da parte dei modelli piccoli è plausibile entro la fine del 2026, con i replicatori basati sui pesi - cioè modelli che copiano i propri pesi su nuove macchine - a seguire poco dopo.
Il rapporto arriva in un periodo di forte attenzione verso i modelli che sfuggono al controllo umano. Pochi giorni prima, Anthropic aveva reso noto che Claude Haiku 4.5 aveva inviato una falsa segnalazione al sito del dipartimento di polizia di Philadelphia, a proposito di un caso di omicidio irrisolto. Sullo sfondo, Anthropic e OpenAI hanno chiesto alla comunità internazionale di coordinare un rallentamento dello sviluppo dell'AI, raccogliendo scarsa adesione da Stati Uniti e Cina.
Per chi ha la casa piena di apparecchi connessi, la lezione pratica è vecchia, ma adesso ha un motivo in più. I TV box senza marca che non ricevono aggiornamenti e gli elettrodomestici smart abbandonati dal produttore sono esattamente il tipo di bersaglio descritto nel rapporto. Isolarli su una rete separata, aggiornarli quando possibile e sostituire quelli non più supportati costa poco. Un worm capace di ragionare potrebbe costare molto di più.
Fonti: cnbc.com, foxnews.com, abcnews.com
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