Account Microsoft obbligatorio in Windows 11: "Lo odio, ci sto lavorando" dice un VP Microsoft
- a cura di: massimo.valenti
- Commenti:
- Letture:
- Aggiornato: 12 ore fa
- Articolo non ancora pubblicato!
Tre parole. Scritte in fretta su X, bastano a riaccendere le speranze di milioni di utenti Windows 11. "Ya I hate that. Working on it." Le ha digitate Scott Hanselman, Vice President of Developer Community at Microsoft, in risposta a un utente che chiedeva se fosse in programma l'eliminazione dell'obbligo di accedere con un account Microsoft per usare il proprio computer. Un messaggio informale, quasi buttato lì. Ma il peso specifico di chi lo ha scritto trasforma quelle parole in qualcosa di molto più interessante di un semplice sfogo sui social.

Da quando Windows 11 è arrivato sul mercato, la procedura di configurazione iniziale - la cosiddetta OOBE, out-of-box experience - impone la creazione o l'accesso a un account Microsoft. Non c'è un pulsante "Salta". Non c'è un'opzione "Più tardi". Chi vuole un account locale, semplice, autocontenuto e senza legami con i servizi cloud, deve ricorrere a trucchi da riga di comando per aggirare il blocco. Una manovra che utenti esperti e amministratori di sistema conoscono bene, ma che resta un'assurdità concettuale: dover "hackerare" il proprio stesso sistema operativo per usarlo nel modo più basilare possibile.
La logica commerciale di Microsoft è trasparente. Windows si è trasformato progressivamente da sistema operativo centrato sul dispositivo a piattaforma connessa a un ecosistema di servizi: OneDrive, Microsoft 365, Edge, Xbox, sincronizzazione delle impostazioni. L'account Microsoft è il collante che tiene insieme tutto questo, e la OOBE è diventata lo strumento per guidare - sarebbe più onesto dire spingere - ogni nuovo utente dentro quel recinto.
Serve chiarezza su cosa sappiamo e cosa no. Il post di Hanselman non è un annuncio ufficiale, non è una data sul calendario, non è nemmeno una conferma formale che la funzionalità sia in fase di sviluppo attivo. È un dipendente di alto livello che dice, pubblicamente, di considerare il problema reale e di lavorarci.
Zac Bowden di Windows Central ha interpretato il commento come segnale che all'interno di Microsoft esistano diverse voci favorevoli alla rimozione dell'obbligo durante la configurazione iniziale. Una pressione interna per ripristinare un percorso di installazione con account locale. Ma tra la pressione interna e una modifica concreta del prodotto c'è una distanza che in Microsoft si misura spesso in trimestri, se non in anni.
C'è un dettaglio che complica ulteriormente il quadro. Pavan Davuluri, presidente della divisione Windows + Devices di Microsoft, ha pubblicato il 20 marzo 2026 un intervento intitolato "Our Commitment to Windows Quality". Il documento elenca una serie di miglioramenti e impegni concreti - tra cui la possibilità futura di mettere in pausa gli aggiornamenti di Windows a tempo indeterminato. Della rimozione dell'account obbligatorio non c'è traccia. Se fosse una decisione già presa, ci si aspetterebbe di trovarla proprio lì.
Per l'utente medio che configura un portatile nuovo e ha già un account Microsoft, l'obbligo è un fastidio trascurabile. Per tutti gli altri è una barriera concreta. Gli amministratori IT che devono preparare decine o centinaia di macchine conoscono bene il problema. Chi gestisce computer in ambienti senza connessione stabile a Internet lo conosce ancora meglio. E chi semplicemente preferisce mantenere il controllo sulla propria configurazione senza legarsi a servizi cloud lo vive come una scelta imposta dall'alto, non come una feature.
Ripristinare un percorso di configurazione con account locale non significherebbe la fine dell'ecosistema Microsoft. Significherebbe restituire una scelta. Un concetto che dovrebbe essere scontato quando si parla di un sistema operativo per cui si è pagata una licenza.
Per ora siamo al punto di partenza: un post su X, tre parole, nessun impegno formale. Eppure il fatto che un vice presidente di Microsoft definisca pubblicamente l'obbligo dell'account come qualcosa che odia - "I hate that" - dice parecchio sulla percezione interna di una decisione che, dall'esterno, è sempre sembrata più una mossa commerciale che una scelta a beneficio dell'utente.
Fonti: Pcworld, Windowsforum, Windowscentral
Nessuno ha ancora commentato.