Coreutils for Windows è ora disponibile: installa ls, cat, grep e find su Windows con WinGet (aggiornato: 3 giugno 2026, ore 08:10)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 03/06/2026, 08:10
- Pubblicato: 03/06/2026, 08:08
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Per anni, la vita quotidiana di uno sviluppatore su Windows è stata costellata di piccoli compromessi. Serviva un ls? Aprivi WSL. Un grep veloce? Forse Git Bash, o magari Cygwin. Strumenti che funzionavano, certo, ma che vivevano in una terra di nessuno: né davvero nativi, né pienamente integrati. Al Build 2026, Microsoft ha deciso di affrontare la questione di petto, annunciando Coreutils for Windows: una raccolta di oltre 75 utilità a riga di comando in stile Unix, compilate nativamente per Windows, senza bisogno di macchine virtuali, strati di compatibilità o preghiere rivolte a divinità POSIX.

La scelta architetturale più interessante non è cosa fa Coreutils for Windows, ma come lo fa. Microsoft non ha preso i binari GNU e li ha impacchettati con un wrapper. Ha adottato uutils, un progetto open source che reimplementa le coreutils GNU da zero in Rust: sicurezza della memoria garantita dal linguaggio, portabilità nativa su più piattaforme, nessuna dipendenza dalle librerie C tipiche dell'ecosistema GNU.
Il risultato è un insieme di comandi - ls, cp, mv, rm, cat, pwd, grep, find, kill, date, more, uptime e decine di altri - che girano direttamente su Windows come eseguibili nativi. Niente WSL avviato in sottofondo. Niente strato di traduzione. Comandi che rispondono al prompt di sistema come qualsiasi altro programma Windows.
Il progetto è stato rilasciato come generalmente disponibile fin dal momento dell'annuncio, con eseguibili per architetture x64 e ARM64. L'installazione è immediata tramite WinGet:
winget install Microsoft.Coreutils
Il codice sorgente è disponibile su GitHub all'indirizzo github.com/microsoft/coreutils. Se Microsoft preveda di integrare il pacchetto direttamente nelle future versioni di Windows - eliminando la necessità di un'installazione manuale - non è ancora stato comunicato.
Chi lavora quotidianamente con la riga di comando su Windows avrà già intuito la complicazione principale: molti di questi nomi di comando esistono già. CMD ha il suo more. PowerShell ha alias per ls, cp, mv, rm, cat - tutti mappati su cmdlet nativi come Get-ChildItem o Remove-Item. Quale versione viene eseguita quando si digita il comando?
Microsoft lo riconosce esplicitamente nella documentazione del repository: «Diversi comandi condividono lo stesso nome con comandi integrati di CMD e PowerShell. Se venga eseguita la versione Coreutils dipende dalla shell utilizzata, dall'ordine del PATH e, nel caso di PowerShell, dalla tabella degli alias». Non è un bug, è una conseguenza inevitabile della scelta di mantenere i nomi originali Unix. Richiederà attenzione nella configurazione dell'ambiente, soprattutto per chi scrive script che devono funzionare in modo prevedibile.

Alcune utilità sono state escluse del tutto: quelle che dipendono da funzionalità specifiche di POSIX e che su Windows rischierebbero di creare problemi o semplicemente non avrebbero senso. Meglio un sottoinsieme affidabile che un catalogo completo pieno di comportamenti imprevedibili.
Per oltre due decenni, gli sviluppatori che lavoravano su Windows ma avevano bisogno di strumenti Unix hanno dovuto arrangiarsi. Cygwin, nato nel 1995, offriva un ambiente POSIX completo ma pesante. MSYS2 era più leggero ma restava un mondo parallelo.
» Leggi: Guida Cygwin: tutta la potenza di una shell Unix/Linux su Windows

Git for Windows portava con sé una shell Bash minimale che molti usavano come stampella quotidiana. Tutti questi strumenti, come ha osservato un commentatore, «vivevano nelle terre di confine» - utili, diffusi, ma privi di qualsiasi garanzia o manutenzione da parte di Microsoft.
Coreutils for Windows cambia l'equazione. Non perché faccia qualcosa di tecnicamente impossibile prima - WSL esiste dal 2016, dopotutto - ma perché elimina la necessità di avviare un intero sottosistema Linux solo per eseguire un find o un cat. Pavan Davuluri, a capo della divisione Windows, ha inquadrato la novità in termini piuttosto espliciti: «Che vi stiate spostando tra Linux, macOS, WSL, container o ambienti cloud, i comandi e i flussi di lavoro che avete costruito nel corso degli anni funzionano semplicemente nel vostro ambiente Windows».
L'obiettivo dichiarato è permettere agli sviluppatori di usare gli stessi comandi e le stesse pipeline su tutte le piattaforme, senza riscrivere script o adattare il proprio modo di lavorare. Nella pratica, dovrà fare i conti con le differenze nei filesystem, nei permessi e nei comportamenti delle shell. Ma la direzione è chiara.
Coreutils for Windows è l'ultimo passo di un percorso iniziato oltre un decennio fa, quando Microsoft ha cominciato ad abbracciare - prima con cautela, poi con crescente convinzione - gli strumenti e le convenzioni del mondo open source e Unix. WSL, Windows Terminal, WinGet: ogni tassello ha avvicinato Windows a quell'ecosistema senza rinunciare alla propria identità.

Le domande aperte non mancano. La convivenza con gli alias di PowerShell richiederà documentazione chiara e, probabilmente, qualche aggiustamento nelle configurazioni predefinite. L'assenza di alcune utilità POSIX deluderà chi si aspetta compatibilità completa. E se Coreutils verrà mai preinstallato in Windows - trasformandosi da strumento opzionale a componente di sistema - nessuno lo ha ancora detto.
Il segnale, però, è inequivocabile. Microsoft non chiede più agli sviluppatori di scegliere tra Windows e gli strumenti Unix. Li vuole entrambi sullo stesso prompt, nella stessa finestra. Dopo anni di soluzioni parziali e strumenti di terze parti tenuti insieme con lo spago, è una promessa che vale la pena prendere sul serio.
Fonti: technobezz.com, neowin.net, it-connect.tech
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