Project Solara: Microsoft abbandona le app tradizionali e presenta dispositivi dedicati per agenti AI (aggiornato: 3 giugno 2026, ore 08:28)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 03/06/2026, 08:28
- Pubblicato: ieri alle 09:23
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Microsoft ha scelto il palcoscenico di Build 2026, a San Francisco, per svelare una delle mosse più audaci - e per certi versi più sorprendenti - della sua storia recente nel settore mobile. Si chiama Project Solara ed è un sistema operativo costruito su Android, ma ripensato da zero attorno agli agenti AI anziché alle applicazioni tradizionali. "Microsoft lancia un sistema operativo mobile basato su Android" è il tipo di notizia che avrebbe fatto esplodere i forum nel 2014; nel 2026 la questione è ben più sottile. Non si tratta di rincorrere l'era delle app, ormai persa da tempo, ma di scommettere tutto sulla prossima.

Project Solara non parte dall'Android stock che troviamo sugli smartphone. La base è MDEP (Microsoft Device Ecosystem Platform), un fork enterprise di Android sviluppato internamente. La scelta non è casuale: MDEP porta con sé un'infrastruttura di gestione e sicurezza aziendale già collaudata - aggiornamenti OTA, integrità del dispositivo, Microsoft Defender, Intune, autenticazione tramite Entra ID - su un sistema abbastanza leggero da girare su hardware piccolo e a basso consumo energetico.
La piattaforma è descritta come qualcosa che si estende «dal chip al cloud», con Qualcomm e MediaTek come primi partner per il silicio e design di riferimento pensati per una varietà di fattori di forma. L'analogia più immediata è con ciò che Amazon ha fatto con Fire OS: prendere Android, svuotarlo della struttura Google e riempirlo con la propria visione. Microsoft fa lo stesso, ma la visione è radicalmente diversa.
Il cuore concettuale di Project Solara è l'eliminazione del modello ad applicazioni tradizionali. «I confini stanno crollando. Non è necessariamente più indispensabile il modello tradizionale delle app. Non serve il modo tradizionale di sviluppare esperienze», ha dichiarato Steven Bathiche, Corporate Vice President e Technical Fellow del gruppo Applied Sciences di Microsoft, che guida l'iniziativa.
Al suo posto, un ecosistema aperto di agenti multipli. Nessun «agente dominante»: l'utente sceglie manualmente quale usare per un determinato compito. Microsoft prevede di introdurre in futuro un sistema di smistamento - una sorta di dispatcher e gestore di attività - capace di indirizzare automaticamente l'agente più adatto al contesto. Le organizzazioni potranno costruire o acquisire agenti propri per flussi di lavoro specifici.
L'interfaccia riflette questa filosofia fino in fondo. Il concetto chiave si chiama «just-in-time UI»: l'interfaccia si adatta e si ricompone dinamicamente in base al dispositivo, alle dimensioni dello schermo, al contenuto e alla modalità di interazione - visiva, vocale, tattile o multimodale. Niente griglie fisse di icone da scorrere. L'esperienza viene generata al volo, attorno all'attività da svolgere.
Bathiche ha scritto nel suo post sul blog ufficiale: «Non si tratta solo di portare l'intelligenza sul PC, nel browser o sul telefono. Si tratta di portare l'intelligenza nei luoghi dove le persone ne hanno più bisogno: nel flusso di lavoro, nell'ambiente circostante e il più vicino possibile all'attività concreta».
Per dare concretezza alla visione, Microsoft ha presentato due design di riferimento. Il primo è un display da scrivania che ricorda un Amazon Echo Show: si posiziona accanto al PC, si sblocca tramite riconoscimento facciale e risponde a comandi vocali. Mostra dati da Microsoft 365 - eventi di Outlook, dati di Excel - e dà accesso a Microsoft 365 Copilot senza costringere l'utente a saltare tra applicazioni. Il dettaglio più intrigante: collegato a un monitor, può diventare una macchina Windows completa eseguita nel cloud.
Il secondo concept è ancora più provocatorio. È un badge indossabile - una rivisitazione del tesserino identificativo aziendale - dotato di schermo tattile, fotocamera, microfoni, altoparlante, connettività 5G e autenticazione tramite impronta digitale via Windows Hello. Un singolo tocco del pulsante con lettore di impronte attiva un agente AI. Un altro tocco registra e trascrive una conversazione. La fotocamera integrata permette all'agente di «vedere» ciò che l'utente vede e agire di conseguenza.

Le dimostrazioni hanno coperto scenari concreti. In ambito sanitario: un operatore scansiona il codice QR di un paziente, registra e trascrive la visita, annota i parametri vitali, avvia una prescrizione. In ufficio: la fotocamera inquadra una lavagna con idee scritte durante un brainstorming e l'agente suggerisce di aggiungere delle piante all'ambiente. Il secondo esempio è volutamente più leggero, ma entrambi puntano nella stessa direzione: dispositivi che scompaiono come oggetti e diventano punti di accesso all'intelligenza artificiale.
Microsoft non ha intenzione di produrre nessuno dei due dispositivi. Sono design di riferimento per i partner hardware, esattamente come fanno Qualcomm o Google con i propri reference design per smartphone Android. L'obiettivo è abilitare un ecosistema in cui costruttori terzi realizzino dispositivi AI-first per settori e casi d'uso diversi.
Il focus iniziale è dichiaratamente enterprise. I settori nel mirino - sanità, vendita al dettaglio, logistica di magazzino, lavoro sul campo - sono accomunati da una caratteristica: tirare fuori un laptop non ha senso. I primi programmi pilota coinvolgeranno Target, CVS Health, Best Buy e AccuWeather, con avvio previsto nei prossimi mesi. Nessuna data di rilascio per il mercato consumer, nessun prezzo, nessuna specifica hardware definitiva. Microsoft stessa definisce l'iniziativa «in fase iniziale».
Project Solara non nasce nel vuoto. Google, Amazon, Meta e OpenAI stanno tutti convergendo verso l'hardware AI. OpenAI sviluppa dispositivi in collaborazione con Jony Ive. Google e Meta lavorano ai propri gadget con intelligenza integrata. Amazon ha già dimostrato con Fire OS che trasformare Android in qualcosa di radicalmente diverso è una strategia praticabile - e quell'eco risuona chiaramente nella scelta di Microsoft.
La differenza, almeno nelle intenzioni, sta nella portata dell'ambizione architetturale. Microsoft non sta costruendo un dispositivo con un assistente vocale più intelligente. Sta proponendo un paradigma alternativo al modello a icone-e-app che domina il mobile dal 2007. Se funzionerà davvero dipenderà da fattori che nessuna conferenza può dimostrare: la qualità degli agenti, l'affidabilità dell'infrastruttura cloud, la disponibilità di partner hardware capaci, e soprattutto la volontà degli utenti - anche quelli enterprise - di fidarsi di un'interfaccia che non mostra più un elenco rassicurante di applicazioni installate.
Microsoft ha perso la guerra delle app mobile. Con Project Solara, sta scommettendo che quella guerra non conta più. È una tesi affascinante - e l'unico modo per verificarla è aspettare che qualcuno, da qualche parte in un magazzino o in un ospedale, indossi davvero quel badge.
Fonti: engadget.com, geekwire.com, theverge.com
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