Finalmente, YouTube Music introduce le etichette per i brani generati con l'AI (aggiornato: 15 ottobre 2026, ore 23:27)
- a cura di: massimo.valenti
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- Pubblicato: 5 ore fa
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Novantamila brani al giorno, interamente generati dall'intelligenza artificiale. È il volume che Deezer dichiarava di ricevere già a luglio, e rende bene l'idea di quanto la musica sintetica stia invadendo le piattaforme di streaming. Ora anche YouTube Music prende posizione. Ieri, mercoledì 14 ottobre 2026, ha annunciato un sistema di etichette per segnalare i brani creati con l'AI generativa, sia nella composizione sia nella voce. L'obiettivo dichiarato è dare a chi ascolta un'indicazione chiara sull'origine di ciò che sente. La questione però va oltre la curiosità: riguarda il modo in cui si scopre la musica e il valore attribuito al lavoro degli artisti in carne e ossa.

Secondo la pagina di supporto di YouTube, i partner musicali possono dichiarare l'uso dell'AI generativa scegliendo fra tre designazioni.
Fully Gen AI, per i brani generati interamente dall'intelligenza artificialePartly Gen AI, per le opere in cui componenti generate dall'AI si combinano con il contributo degli artisti, comprese le parti suonate o cantate dal vivoNo Gen AI, per tutto il restoIl dettaglio più interessante riguarda l'ultima categoria. Un brano ritoccato con strumenti di correzione dell'intonazione come Auto-Tune resta "No Gen AI": la sola correzione del pitch non basta a farlo finire in una delle due categorie AI. È una distinzione sensata. Auto-Tune è in circolazione da decenni e si limita a elaborare una voce umana, senza generarne una nuova. Metterlo sullo stesso piano di un modello generativo avrebbe reso l'etichetta poco significativa.

Le etichette compaiono nella pagina del player. Con un clic sull'etichetta si aprono maggiori dettagli sul ruolo specifico che l'AI ha avuto nella creazione del brano. Il sistema arriva anche nell'app principale di YouTube, non solo in quella dedicata alla musica. Il rollout è graduale e i tempi della piena disponibilità non sono stati precisati.
Sul fronte dell'identificazione, YouTube spiega di aver lavorato con i partner musicali e di affiancare alle loro dichiarazioni i propri strumenti di rilevamento. Il punto è delicato. Non è noto come funzionino questi strumenti, quanto siano accurati né cosa succeda a chi omette di dichiarare l'uso dell'AI. Un sistema di autodichiarazione funziona finché chi carica i brani ha interesse a essere onesto. La parte di rilevamento automatico è quella che deve coprire tutti gli altri casi.
L'azienda inquadra l'iniziativa come un'estensione dei principi di trasparenza che applica già ai contenuti generati con l'AI sul resto dei suoi servizi. «Il nostro obiettivo è rendere il più semplice possibile, per spettatori e ascoltatori, avere le informazioni corrette e la massima chiarezza sulla musica che ascoltano», ha dichiarato YouTube.
» Leggi anche: Il 44% della nuova musica è generata da intelligenza artificiale, l'85% degli stream è fraudolenta. Il report di Deezer

La scelta di fondo è netta. YouTube punta sulla trasparenza, non su restrizioni generalizzate. Il coinvolgimento dell'AI, di per sé, non rende un brano inidoneo alla monetizzazione. Un pezzo "Fully Gen AI" può quindi continuare a generare ricavi come qualsiasi altro.
Non sorprende, se si considera che YouTube stessa sperimenta con la creazione musicale tramite AI. Con Dream Track, ad esempio, alcuni creator selezionati possono generare colonne sonore con versioni artificiali delle voci degli artisti che hanno aderito al progetto. Penalizzare economicamente la musica generativa mentre si sviluppano strumenti per produrla sarebbe stato quantomeno incoerente.
Resta però un vuoto importante per chi fa musica di mestiere. Al momento non sono noti dettagli su come vengano gestite le royalty dei brani etichettati come AI su YouTube Music, né su eventuali differenze nella ripartizione dei ricavi.
Un'etichetta chiara aiuta a distinguere il lavoro umano da quello di un generatore, ma senza alcun effetto su raccomandazioni o compensi non si frena la concorrenza dei cataloghi prodotti in serie. Tutto si gioca su un'ipotesi: che, una volta informati, gli ascoltatori scelgano davvero di privilegiare la musica fatta da persone. Se così non sarà, la trasparenza di YouTube resterà un'informazione in più sullo schermo.
Fonti: blog.youtube, techcrunch.com, jingletree.com, daily.dev
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