Dopo l'incredibile bolla speculativa del 2017 e il drastico tracollo che ha caratterizzato il 2018, cosa ci riserva il mercato delle criptovalute per il 2019? E, ancora più importante, è un buon momento per acquistare Bitcoin oppure dobbiamo prepararci a un'ulteriore discesa? Facciamo il punto con qualche previsione sul prezzo di Bitcoin e criptovalute per il 2019

Prima di cominciare, ci tengo a puntualizzare che io sono un tecnico informatico e non un promotore finanziario. Questo articolo è semplicemente la mia interpretazione della situazione attuale e di come potrebbe evolversi nei prossimi mesi: NON costituisce né consulenza finanziaria, né un invito all'investimento.

Le previsioni degli esperti per il 2018

Iniziamo chiarendo che nessuno ha la sfera di cristallo (sì, l'immagine della copertina qui sotto è fuorviante...): i più grandi esperti del settore hanno sparato prezzi e obbiettivi per la fine del 2018 che non solo non sono stati raggiunti, ma il mercato non vi si è nemmeno avvicinato:

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  • Pantera Capital prevedeva in modo "altamente probabile" Bitcoin di nuovo a 20.000 $
  • Tom Lee di Fundstrat puntava ai 25.000 $
  • Anthony Pompliano di Morgan Creek Digital Assets ipotizzava "con un certo livello di fiducia" che Bitcoin arrivasse a 50.000 $

La realtà? Bitcoin ha chiuso il 2018 a ridosso dei 3.700 $

Previsioni 2019 prezzo Bitcoin criptovalute (video)

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Questo ci insegna che prevedere i prezzi, soprattutto di asset tanto volatili e altamente speculativi quanto sono le criptovalute, è estremamente difficile persino per i mega-esperti di finanza che lo fanno per mestiere investendo milioni di dollari.

Adozione nell'economia e nella finanza

È bene capire che l'impennata del 2017 è stata, a tutti gli effetti, una bolla speculativa. Avevo atteso aprile 2018, quando la cosa era ormai divenuta palese, ad esporre le mie argomentazioni. Ciò nonostante, avevo ricevuto parecchie critiche e sfottò dal pubblico su YouTube:

» Leggi: Bitcoin è una bolla speculativa che scoppierà presto (video)

Ciò nonostante, ritengo ancora oggi che le criptovalute costituiscano una tecnologia estremamente valida e dal potenziale rivoluzionaria sul lungo periodo. Affinché ciò sia possibile, è però necessario che inizino concretamente ad essere utilizzate nella vita di tutti i giorni. Sarà il 2019 l'anno giusto? Francamente, non ci giurerei: ci sono ancora troppe complessità da risolvere in termini di sicurezza e facilità d'uso, nonché a livello normativo

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Inoltre, perlomeno nei Paesi sviluppati, i metodi di pagamento tradizionali funzionano già più che bene: le valute sono relativamente stabili in termini di inflazione e i conti correnti, le carte di credito e debito, l'onnipresente Paypal e i tanti sfidanti (Stripe, Satispay ecc.) offrono opzioni affidabili per scambiare valore. Certo, non sono "decentralizzate" e impongono gravose commissioni ai venditori, ma al grande pubblico importa ben poco.

Situazione diversa nei mercati emergenti: in Africa e Sud America, dove le valute locali sono oggetto di iperinflazione e risultano quindi inaffidabili come bene di scambio, si nota chiaramente un'impennata di interesse nei confronti di Bitcoin, Dash e Nano:

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Nel frattempo, il mondo della finanza sta tentando da tempo di immettere sul mercato prodotti d'investimento rivolti al pubblico non-tecnico, e anche questo costituisce una modalità d'uso. Gli attesissimi ETF, fra i quali Bakkt è il più promettente, rimangono però in fase di revisione da parte degli organismi di regolamentazione, i quali hanno sottolineato a più riprese le proprie riserve circa l'accettazione di strumenti legati a beni tanto volatili. Il 2019 potrebbe comunque essere l'anno buono per il lancio.

In definitiva:

  1. la bolla del 2017 è ormai scoppiata lasciando molti investitori con un pugno di mosche
  2. l'adozione capillare nell'economia reale dei Paesi sviluppati appare improbabile
  3. notizie più incoraggianti arrivano dal fronte degli investimenti che, però, difficilmente riusciranno a fare la differenza nel brevissimo periodo

Abbiamo raggiunto il fondo? È un buon momento per comprare Bitcoin?

Per questi motivi, ritengo che il 2019 sarà un anno di grande indecisione, con il prezzo di Bitcoin che, nel migliore dei casi, continuerà a viaggiare attorno a quota 3.500 $ e, nel peggiore, scenderà ancora. La fine dell'estate potrebbe portare un'ondata di positività, soprattutto se il coinvolgimento istituzionale sarà tanto rumoroso da catturare l'interesse della stampa generalista. Ma scommetterei più su un ritorno a quota 10.000 $ che non a 20.000 $.

Nel frattempo, raccomando a tutti di dare un'occhiata a Bitcoin e capire, perlomeno a grandi linee, il modo in cui funziona la blockchain e quali problemi infrastrutturali assolutamente concreti miri a risolvere. Non c'è bisogno di "spaccare in quattro il bit", entrare nel super-dettaglio e nemmeno approcciare l'argomento allo scopo di acquistare criptovaluta, ma ritengo che sia un fenomeno "da conoscere" per cultura personale

» Leggi: Guida definitiva a Bitcoin e criptovalute: cosa, quando, come comprare e tutto quello che devi sapere per iniziare in sicurezza

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Se, alla luce delle ricerche svolte, si ritiene che lo strumento sia valido, abbia un futuro come metodo di pagamento o deposito di valore e si decida di fare un investimento in un ottica temporale di 5-10 anni.... il giorno migliore è "oggi". Certo, è possibile che il prezzo oscilli bruscamente, ma, se le promesse verranno mantenute e le cripto affiancheranno davvero l'oro e il denaro tradizionale, la rivalutazione sul medio e lungo periodo sarà strabiliante.

Discorso diverso per chi cerchi un guadagno nel più breve periodo: dai 19.000 $ di prezzo massimo raggiunto a fine 2017, il 2019 è iniziato con un -81%. Una correzione fortissima, non c'è che dire! Ma, come ricorda questo articolo, siamo ancora un pochino lontani dagli sbalzi visti in passato: la più recente discesa paragonabile, sviluppatasi nelle settimane fra novembre 2013 e agosto 2015, si è conclusa con un -86.7% rispetto ai massimi precedenti

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Come a dire: chi stia tentando di acquistare al prezzo minimo potrebbe dover pazientare ancora qualche punto percentuale. Ovviamente è bene non forzare la mano: da un lato c'è il rischio che il mercato riparta prima che si raggiungano gli obbiettivi di acquisto prefissati e, all'estremo opposto, non ci sono certezze che il prezzo non precipiti ulteriormente: nel 2011, ad esempio, il valore era sceso del -94.3% relativamente al picco precedente dell'epoca.

» Leggi anche: Strategia per guadagnare con le criptovalute su Binance: video guida agli ordini limite "dip buy" con Bitcoin e Ethereum

Inoltre, non abbiamo ancora assistito ad un bel "ripulisti" dei progetti senza valore dei quali parlavo tempo addietro: i cicli negativi di mercato servono anche a rimuovere i soggetti più deboli, circostanza che, al momento in cui scrivo, non si è ancora verificata completamente. È indubbio che molte startup del settore siano in forti difficoltà economiche e stiano scaricando i propri token e gli ETH raccolti in fase di ICO per rimanere a galla, ma il mercato è ancora saturo di soggetti che, avendo raccolto milioni di dollari, riescono a non chiudere i battenti tramite questo espediente. La situazione deve divenire più critica prima di assistere ad una seria ripartenza.

Le ICO restano morte, anche nel 2019

Le ICO (Initial Coin Offering) sono state la modalità di raccolta di capitale preferenziale per tutto il 2017: bastava che qualcuno avesse una bella idea e poteva raccogliere milioni di dollari ancor prima di aver approntato il prodotto. Gli investitori in erba foraggiavano un po' qualsiasi cosa, senza preoccuparsi della reale fattibilità o capacità di esecuzione dei team che le proponevano.

Il problema è che, appunto, molti progetti non si reggevano in piedi e naufragavano già pochi mesi dopo il termine della raccolta, vuoi per la cattiva gestione del capitale accumulato, vuoi perché molti di essi si sono rivelati truffe finalizzate a rubare denaro alle persone cavalcando il trend del momento:

» Leggi: Investire in ICO è pericoloso! I consigli degli esperti per ridurre i rischi (video)

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Questa situazione ha fatto crollare la fiducia nel modello e, oggi, raccogliere capitale tramite una ICO è divenuto decisamente più difficile. Non mi aspetto che la situazione migliori nel 2019, per il semplice motivo che, anche a fronte di progetti validi, molte persone sono già rimaste fregate e non rischieranno di nuovo.

Ciò non implica che non possano emergere soluzioni in grado di mediare: W12, ad esempio, è un progetto del quale ho parlato tempo addietro e che ritengo essere una delle piattaforme più interessanti per continuare ad investire in criptovalute emergenti, ma si tratta di un modello "con intermediario" ben diverso dalle ICO classiche:

» Leggi: W12 token (ICO): recensione/review in italiano

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Security token offering (STO): fenomeno minore, per il momento

In molti guardano alle Security token offering (STO) come la naturale evoluzione delle ICO e come il prossimo trend in grado di rilanciare il mercato cripto nel 2019. Per capire di cosa si tratta, facciamo un passo indietro.

Le ICO (Initial Coin Offering) che hanno spopolato nel corso del 2017 partivano da un presupposto le cui ripercussioni erano chiare solo agli operatori professionali: gli investitori non ricevevano quote della società, ma semplici "utility token" (gettoni) spendibili per acquistare i servizi erogati dallo specifico progetto. Detti token non davano diritto a null'altro: né a partecipare agli utili della società che li aveva emessi, né a votare durante i consigli di amministrazione. Nella maggior parte dei casi, non erano nemmeno riconosciuti o inquadrati dal punto di vista legale.

La prossima tendenza pare essere quella delle Security token offering (STO), ovvero un modello nel quale gli investitori acquistano quote della società e ne partecipano agli utili in modo molto più simile a quanto avviene con le aziende quotate in borsa. È inoltre implicito un maggior controllo e una modalità di esecuzione rispettosa degli obblighi di legge, con maggiori tutele per chi versa i denari.

Alcuni buoni progetti stanno già emergendo: di recente mi sono occupato di Coinbar, azienda italiana che si presenta al mercato in modo pionieristico proprio con questa formula:

» Leggi: Ci vediamo al bar delle cripto? Recensione di Coinbar (video-review)

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Vado un po' controcorrente dicendo che, mentre tutti gli osservatori si aspettano grandi cose dalle STO, personalmente rimango scettico per il 2019. Sebbene mi sia chiaro il valore aggiunto di una STO rispetto ad una ICO ed anche il fatto che abiliti gli investitori tradizionali a partecipare (molti fondi non potevano legalmente farlo con le ICO), la perdita di fiducia verso il mercato cripto è stata troppo forte per pensare davvero che si possano ricominciare a raccogliere milioni di dollari così presto.

Sì, fra 10 anni la "tokenizzazione" dei mercati azionari e di molti altri titoli sarà una pratica diffusa, ma questo non avverrà nel 2019.

Hack e furti rimarranno la normalità

Un trend che rimarrà fortissimo nel 2019 è quello degli hack e dei furti di criptovaluta:

» Leggi: Balance: 0 - Così mi hanno rubato tutti gli IOTA (video)

» Leggi: Wallet Electrum hackerato: rubati Bitcoin per 1 milione di dollari (video)

» Leggi: Hackerata la criptovaluta Oyster Pearl: il valore è quasi a zero (video)

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Ne sono convinto per un semplice motivo: gli strumenti di gestione delle criptovalute rimangono ampiamente acerbi e realmente utilizzabili in sicurezza solo dagli utenti tecnicamente preparati. Negli ultimi 12 mesi ho indubbiamente visto una lenta, incoraggiante maturazione, ma siamo ancora lontani da qualcosa che possa essere realmente utilizzabile dal grande pubblico.

Exodus rimane uno dei wallet migliori e la mia prima raccomandazione un po' per tutti, ma il fatto stesso che venga installato sul medesimo PC che poi si sfrutta anche per tutte le altre attività quotidiane lo espone al pericolo di entrare in contatto con i tanti malware e virus che affollano Internet:

» Leggi: Portafogli per criptovalute: guida a Exodus, il wallet offline multi-valuta

Inoltre, c'è un aspetto molto attraente per i ladri: rubare cripto è più facile e meno rischioso di qualsiasi altro tipo di furto tradizionale. Oltre a non richiedere di esporsi fisicamente per compiere l'atto, vi sono complessità legate alla giurisdizione internazionale e alla intrinseca difficoltà nel coordinare le forze di polizia di Paesi diversi che rendono complicato l'avvio delle indagini, figuriamoci l'arresto dei responsabili.

Insomma: nel 2019 bisognerà continuare a tenere la guardia estremamente alta.

Il 2019 sarà l'anno degli Attacchi 51%

Nel whitepaper di Bitcoin stesso, Satoshi Nakamoto aveva messo in guardia circa un problema intrinseco nel modo in cui opera l'algoritmo Proof of work (PoW) necessario al raggiungimento del consenso fra i nodi: la piattaforma è sicura fino a quando resta decentralizzata. In caso un singolo soggetto dovesse riuscire ad acquisire il 51% della capacità di calcolo, sarebbe in grado di imporre il proprio volere sul sistema e, dunque, spendere due volte gli stessi denari, imporre commissioni stratosferiche, rifiutare la validazione degli scambi e, in generale, rendere totalmente inutilizzabile il servizio legittimo

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Ora: portare un attacco 51% alla rete Bitcoin rimane economicamente infattibile, e mi aspetto che resti così per il prossimo futuro. Il soggetto che può avvicinarvisi maggiormente è il colosso cinese Bitmain che, grazie all'aggregazione dei miner nei due principali pool esistenti, era arrivato a controllare il 42% della potenza di calcolo. Ma, trattandosi di un'azienda facilmente identificabile e che basa il proprio business multi-milionario unicamente sulle valute digitali, ha tutto l'interesse a conservare l'integrità della rete. Inoltre, il dominio di Bitmain sta lentamente scemando, probabilmente a causa delle difficoltà economiche che stanno forzando il gruppo a ridimensionare i propri impianti di mining.

Insomma: la rete Bitcoin, per il momento, è sostanzialmente al riparo dal problema, ma lo stesso non si può dire di molti progetti minori.

La fase negativa di mercato ha fatto sì che molti soggetti indipendenti impegnati a minare criptovalute alternative abbiano cessato le operazioni, poiché non più profittevoli. Un minor numero di minatori ha accentrato il potere nelle mani dei pochi rimasti, aprendo il varco ad abusi. Ecco dunque che, con un investimento limitato rispetto al bottino, i truffatori digitali possono acquisire la potenza di calcolo necessaria a portare attacchi 51% verso tali progetti.

Non si tratta solo di teoria: è esattamente quanto accaduto ad inizio 2019 sulla rete Ethereum Classic (ETC). Il bottino? Monete ETC per un controvalore approssimativo di circa 500.000 $

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Se ricordiamo che Ethereum Classic era una delle prime 20 monete digitali al momento dei fatti ed ha una capitalizzazione superiore ai 400 milioni di dollari, è facile immaginare che moltissimi altri progetti dalla valutazione minore potrebbero essere i prossimi.

Mi aspetto che l'attacco 51% a Ethereum Classic sia solo il primo di una lunga lista di episodi che si verificheranno nel 2019: se il mercato non ripartirà, i miner perderanno progressivamente fiducia nelle piccole capitalizzazioni, lasciando le reti che utilizzano algoritmi PoW scoperte e facili prede dei malfattori. Forse la portata non sarà tale da far ricordare il 2019 come "l'anno degli attacchi 51%", ma sono fermamente convinto che se ne verificheranno ancora almeno un paio davvero molto, molto importanti.

Ethereum 2.0 e Lightning network

Dal punto di vista tecnologico, mi aspetto che il 2019 testimoni il lancio di almeno due miglioramenti critici a Bitcoin e Ethereum.

Dal primo guardo al consolidamento delle soluzioni di scaling di secondo livello come Lightning network. Il lavoro è già in corso e, progressivamente, stiamo assistendo a risultati via via sempre più incoraggianti, ma la strada è ancora lunga. Entro fine 2019 la penetrazione molto più decisa, con tutti i benefici che questo implica: transazioni più veloci ed economiche, anche in momenti di forte carico

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Per quanto riguarda Ethereum, potrebbe essere l'anno buono per Ethereum 2.0. O, più probabilmente, per una porzione importante di esso. La seconda iterazione della piattaforma che ha lanciato gli Smart Contract è infatti un lavoro tanto monumentale da essere stato diviso in molteplici tappe per poter essere affrontato. Forse il 2019 si concluderà con senza il lancio di Serenity, ovvero il progetto 2.0 completo, ma con un po' di fortuna la rete dovrebbe affiancare l'algoritmo Proof-of-stake all'attuale Proof-of-work entro fine anno.

Conclusioni

In questo articolo vi ho proposto le mie previsioni per il 2019 in ambito di criptovalute. Come al solito, i commenti qui sotto sono a disposizione di chiunque volesse proporre punti di vista differenti, osservazioni, contro-argomentazioni o critiche (intelligenti) di qualsiasi tipo.