Le batterie degli smartphone dovranno essere sostituibili. Lo dice la legge UE (aggiornato: 21 aprile 2026, ore 00:00)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 21/04/2026, 00:00
- Pubblicato: 21/04/2026, 15:35
A partire da febbraio 2027, ogni smartphone e tablet venduto nell'Unione Europea dovrà avere una batteria sostituibile dall'utente con strumenti comuni, senza bisogno di attrezzature proprietarie o un dottorato in microelettronica. Il regolamento EU riscrive le regole del gioco per l'intera industria mobile. Per i consumatori italiani - che spesso si trovano a scegliere tra una riparazione costosa e l'acquisto di un telefono nuovo - le implicazioni sono enormi.

La norma di riferimento è la (EU) 2023/1542, e, in particolare l'articolo 11: le batterie portatili devono essere rimovibili usando strumenti disponibili in commercio - cacciaviti standard, per intenderci - senza adesivi permanenti, fissaggi proprietari o equipaggiamento specialistico. Niente più batterie incollate con tenacia degna di miglior causa all'interno di chassis sigillati.
Il regolamento va però ben oltre la semplice sostituzione della batteria. Le batterie dovranno mantenere almeno l'80% della capacità dopo 800 cicli di ricarica. I pezzi di ricambio - non solo batterie, ma anche display, fotocamere, porte di ricarica, pulsanti, microfoni, cerniere, cover posteriori, vassoi SIM e slot per schede di memoria - dovranno restare disponibili per almeno sette anni dalla data in cui il prodotto cessa di essere immesso sul mercato, e dovranno essere consegnati entro circa 5-10 giorni lavorativi.
I produttori saranno inoltre obbligati a pubblicare i manuali di riparazione. Nessuna restrizione potrà essere imposta alle riparazioni effettuate da tecnici indipendenti. I dispositivi venduti nell'UE porteranno etichette con un punteggio di riparabilità, insieme a informazioni su durata della batteria, efficienza e durabilità.
Vale la pena chiarirlo subito, perché il rischio di fraintendimento è alto. Il regolamento non impone il ritorno ai telefoni con cover posteriore rimovibile "alla BlackBerry". La richiesta è che la sostituzione della batteria sia «facilmente eseguibile», non che il telefono debba avere un coperchietto a scatto. I produttori potranno progettare soluzioni diverse - viti accessibili, linguette a strappo per gli adesivi, moduli estraibili - purché il risultato sia lo stesso: un utente con un cacciavite comune deve poter arrivare alla batteria e cambiarla.
La distinzione tra "sostituibile" e "rimovibile" è sottile, ma rilevante. Samsung sta già adottando design modulari per la serie Galaxy. Apple sta riprogettando gli iPhone, anche sulla scia dei punteggi bassi ottenuti nell'indice di riparabilità francese. Fairphone, che ha fatto della modularità la propria ragion d'essere, è già conforme e prevede una crescita del 20% nei mercati di Estonia e Paesi Bassi.
Il regolamento non piomba dal nulla. La prima fase è già attiva dal giugno 2025: requisiti di durabilità più severi, obbligo di mantenere pezzi di ricambio disponibili e divieto di bloccare i servizi di riparazione indipendenti. Febbraio 2027 segna l'entrata in vigore dell'obbligo sulla sostituibilità della batteria.
Nel 2027 debutteranno anche i passaporti digitali per le batterie industriali, estesi alle batterie portatili nel 2028. Ogni batteria con capacità superiore a 2 kWh - bici elettriche, grandi accumulatori per laptop - avrà un identificativo unico accessibile tramite codice QR, con dati su impronta di carbonio, composizione, filiera produttiva e cronologia delle riparazioni. Smartphone e dispositivi più piccoli non rientrano per ora in questo specifico obbligo, anche se alcuni produttori stanno volontariamente aggiungendo informazioni sullo stato di salute della batteria.
La matematica è brutale nella sua semplicità. La sostituzione di una batteria costa indicativamente tra 50 e 100 euro. Un nuovo smartphone di fascia alta supera tranquillamente i 1.000 euro. Le officine indipendenti, liberate dalle restrizioni sui ricambi, potranno abbattere i costi di riparazione del 30-50% rispetto ai centri assistenza ufficiali.

Chi possiede un iPhone e si rivolge a un centro autorizzato Apple affronta oggi tempi di attesa considerevoli, su un dispositivo progettato per rilevare accessori di terze parti non autorizzati - un approccio che il regolamento europeo intende smantellare. Back Market, piattaforma di vendita di dispositivi ricondizionati, ha registrato una crescita delle vendite del 40% a Berlino e Parigi dal 2023. Un segnale che la domanda di alternative alla sostituzione integrale del dispositivo è già robusta.
L'UE produce 12 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all'anno. Le batterie agli ioni di litio degradano dopo 500-800 cicli di ricarica, e la difficoltà di sostituzione trasforma troppo spesso un componente esaurito in un motivo per buttare l'intero dispositivo. Il regolamento si inserisce nel Piano d'azione per l'economia circolare proposto dalla Commissione nel dicembre 2020, e complementa il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili.
Gli obiettivi di riciclo sono ambiziosi: efficienza di riciclo del litio al 65% entro il 2025, all'80% entro il 2031. Riciclo del cobalto al 90% entro il 2035. Secondo la Commissione europea, il riciclo di una tonnellata di batterie permette di risparmiare 500 kg di CO₂.

Per i produttori, il nodo tecnico più delicato è la resistenza ad acqua e polvere. Le certificazioni IP67 e IP68 che i consumatori danno ormai per scontate sono state raggiunte anche grazie a chassis ermeticamente sigillati. Riprogettare i dispositivi per consentire l'accesso alla batteria senza sacrificare la protezione ambientale richiede ingegneria tutt'altro che banale.
Apple, Samsung, OnePlus e Xiaomi sono tra i marchi direttamente coinvolti. L'industria delle batterie europee sta investendo massicciamente: le gigafactory di Northvolt e InoBat hanno attratto oltre 100 miliardi di euro di investimenti dal 2021, secondo l'European Battery Alliance. La capacità produttiva dell'UE è prevista a 300 GWh nel 2025 e a 1.000 GWh entro il 2030. La Commissione stima che il regolamento possa ridurre la dipendenza europea dalle importazioni cinesi di materiali per batterie, con un risparmio di circa 10 miliardi di euro l'anno.
L'applicazione del regolamento spetta alle autorità di sorveglianza del mercato dei singoli Stati membri, che riferiscono alla Commissione europea ai sensi dell'articolo 77. Le aziende non conformi rischiano sanzioni. Il commissario europeo per l'Ambiente, Virginijus Sinkevičius, ha definito la normativa «un progresso fondamentale per l'elettronica sostenibile».
Meno di un anno, dunque. Per chi produce smartphone, è una corsa contro il tempo per ridisegnare dispositivi che da un decennio inseguono la sottigliezza e l'ermeticità come valori supremi. Per chi li compra - noi, in Italia e nel resto dell'UE - è la promessa concreta di telefoni che durano di più, costano meno da riparare e finiscono meno spesso in discarica.