Un anno fa, nell'ottobre 2025, il ministero delle Finanze dei Paesi Bassi aveva detto al Parlamento che Microsoft 365 era l'unica opzione praticabile e realistica per rinnovare la postazione di lavoro dell'amministrazione fiscale. Oggi, 14 ottobre 2026, quella scelta non esiste più. Il Belastingdienst, l'amministrazione fiscale olandese, che comprende anche le dogane e l'agenzia che gestisce i sussidi, ha cancellato la migrazione verso la suite cloud di Microsoft. Al suo posto arriveranno server controllati direttamente dall'agenzia e strumenti open source europei. È una retromarcia che pesa, perché riguarda una delle strutture più delicate dello Stato: quella che custodisce i dati fiscali di un intero Paese.

Posta e calendario tornano in casa nel 2027
Il nuovo piano è contenuto in una lettera inviata al Parlamento dal sottosegretario alle Finanze Eelco Eerenberg. La tabella di marcia prevede due fasi. «Nel 2027 posta elettronica e calendario saranno gestiti su infrastruttura interna. Più avanti nel 2027 e nel 2028 seguiranno soluzioni open source europee per l'archiviazione personale e la collaborazione. Questo ci consente di lavorare in modo mirato verso una soluzione sostenibile e più autonoma per queste funzioni», ha scritto Eerenberg.
Il ritorno all'hosting interno è possibile anche perché l'agenzia ha ampliato la capacità dei propri data center. Attenzione, però, a non leggere la notizia come un addio totale a Microsoft: il software Microsoft già in uso resta, almeno per ora, e le licenze esistenti verranno riutilizzate dove possibile, per contenere la spesa. Non c'è nemmeno una singola suite open source destinata a sostituire Office in blocco: l'agenzia ha seguito il consiglio di valutare le alternative funzione per funzione, senza affidarsi a un unico fornitore. Quali prodotti verranno adottati, concretamente, la lettera non lo dice. I passi successivi restano piuttosto vaghi.
Al momento dello stop, il progetto era già in corsa: circa 5.000 dipendenti su 47.500 erano passati a Microsoft 365. L'obiettivo originale era completare il passaggio entro la fine del 2026.
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La bocciatura dell'Adviescollege ICT-toetsing
A cambiare le carte in tavola è stato l'Adviescollege ICT-toetsing, l'organo consultivo olandese che valuta i grandi progetti informatici pubblici. A giugno 2026 ha raccomandato di fare marcia indietro anziché estendere il cloud pubblico a tutta l'organizzazione. La conclusione principale è netta: l'approccio scelto non avrebbe portato a una postazione di lavoro adeguata, con carenze sul fronte della sicurezza delle informazioni, del loro trattamento e della tenuta nel tempo.
I dettagli tecnici sono quelli che un amministratore di sistema leggerebbe con un sopracciglio alzato. L'agenzia non utilizzava la Double Key Encryption, la funzione che lascia al cliente il controllo di una delle chiavi di cifratura: i dati sensibili erano protetti con la cifratura standard di Microsoft. La cifratura end-to-end non era attiva di default nelle chiamate Teams tra due persone. Inoltre documenti riservati, che prima viaggiavano su reti controllate dal governo, avrebbero potuto essere elaborati su server gestiti da un fornitore statunitense. Su tutto, il nodo del lock-in: mancava una strategia di uscita praticabile per passare in futuro ad alternative più sovrane.
Eerenberg aveva annunciato una revisione della scelta già a giugno, e il 9 luglio 2026 aveva sospeso la migrazione. La cancellazione definitiva è dunque l'ultimo atto di una vicenda maturata nell'arco di pochi mesi.
Il prezzo dell'autonomia
Riportare i servizi in casa ha un costo, e non solo economico. Diverse funzioni di gestione documentale e archiviazione incluse nel pacchetto Microsoft 365 non esistono nella versione da installare su infrastruttura propria. L'agenzia sta valutando come rimpiazzarle e alcuni strumenti di archivio subiranno ritardi. Eerenberg ha promesso aggiornamenti nella prossima relazione al Parlamento.
La stessa spinta verso l'autonomia tocca anche altri progetti. L'agenzia ha preso in carico dal fornitore l'hosting del nuovo sistema per l'IVA: il sistema dei rimborsi IVA entrerà in funzione ad aprile 2027, mentre l'introduzione per l'IVA nazionale slitta dal primo luglio 2027 al terzo trimestre dello stesso anno.
Sovranità digitale: i Paesi Bassi non sono soli
Le critiche alla scelta del 2025 vertevano proprio su sicurezza, sovranità dei dati e dipendenza da un fornitore statunitense. È una preoccupazione diffusa: il CLOUD Act, che consente alle autorità americane di chiedere l'accesso ai dati custoditi dalle aziende tecnologiche USA, ha spinto molti governi europei a cercare alternative. I Paesi Bassi stanno valutando un passaggio più ampio da Windows e software proprietario a Linux e open source, e il governo sta sviluppando un proprio desktop Linux.
Il resto d'Europa si muove nella stessa direzione. L'esercito svizzero e altre agenzie elvetiche stanno passando a Linux e a openDesk, la suite per l'ufficio open source tedesca, mentre Austria, Francia, Germania e Irlanda hanno compiuto scelte simili in passato. Airbus ha annunciato a luglio lo spostamento delle applicazioni più critiche su un cloud francese, e Bruxelles si sta muovendo per sottoporre AWS e Azure alle regole tecnologiche più severe dell'Unione.
Anche i numeri puntano lì. Secondo il rapporto 2026 State of Open Source in Europe, presentato dalla Linux Foundation all'Open Source Summit Europe, il 94% delle organizzazioni dell'UE considera importante la sovranità digitale e il 61% la ritiene molto importante. «L'Europa ha recepito chiaramente il messaggio sulla sovranità digitale», ha dichiarato Thierry Carrez, direttore generale di Linux Foundation Europe. Un dato da leggere tenendo presente che arriva da un'organizzazione schierata per definizione a favore dell'open source. Tuttavia il caso olandese è un fatto e non un sondaggio: un'amministrazione da quasi 50.000 dipendenti ha fermato a metà strada una migrazione verso il cloud americano perché il suo stesso organo di controllo l'ha giudicata inadeguata.
Interpellata sulla vicenda, Microsoft ha preferito non commentare.
Fonti: zdnet.com, thenextweb.com, computing.co.uk