La Francia passa a Linux: addio a Windows, Zoom e Teams nella PA (aggiornato: 10 aprile 2026, ore 08:54)
- a cura di: massimo.valenti
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- Aggiornato: 10/04/2026, 08:54
- Pubblicato: 10/04/2026, 08:53
Il governo francese ha deciso di voltare pagina. Non si tratta dell'ennesimo progetto pilota destinato a languire in qualche cassetto ministeriale, né di una dichiarazione d'intenti senza scadenze: la DINUM - la Direzione Interministeriale del Digitale, che supervisiona la strategia informatica di tutti i ministeri - ha annunciato formalmente la migrazione dalle postazioni di lavoro da Windows a Linux nell'intera pubblica amministrazione. Un'operazione che, per portata e ambizione, non ha precedenti recenti in Europa. E racconta qualcosa di più profondo di una semplice scelta tecnica.

La cornice politica è esplicita. Parigi inquadra la migrazione all'interno di una strategia di sovranità digitale volta a ridurre la dipendenza da tecnologie extra-europee. Le preoccupazioni non sono astratte: nei primi mesi del 2026 si è consolidato il timore che aziende della Silicon Valley americana possano essere costrette - per ragioni geopolitiche - a limitare l'accesso ai propri servizi. Uno scenario che per un governo nazionale equivale a scoprire che le chiavi di casa le tiene qualcun altro.
David Amiel, ministro delegato per la funzione pubblica e la riforma dello Stato, ha sintetizzato la questione senza giri di parole: «Non possiamo rischiare che i nostri scambi scientifici, i nostri dati sensibili e le nostre innovazioni strategiche siano esposti ad attori non europei». Difficile essere più chiari di così.
La pubblica amministrazione francese conta circa 2,5 milioni di funzionari. È questa la scala potenziale della migrazione. Ogni ministero e ogni operatore pubblico dovrà presentare un piano di implementazione entro l'autunno 2026 - e i piani non riguardano soltanto il sistema operativo delle postazioni di lavoro. Devono coprire strumenti di collaborazione, software antivirus, piattaforme di intelligenza artificiale, database, virtualizzazione e apparati di rete.
Si parla dunque di ripensare l'intero stack software su cui poggia il funzionamento quotidiano dello Stato francese. Quale distribuzione Linux verrà adottata non è ancora stato deciso: la scelta arriverà in una fase successiva. Ma che la domanda sia già "quale Linux" e non "se Linux" è di per sé un segnale.
La migrazione del sistema operativo si inserisce in un quadro più ampio. Già a gennaio 2026 il governo aveva annunciato che tutti i 2,5 milioni di dipendenti pubblici smetteranno di usare strumenti di videoconferenza statunitensi - Zoom, Microsoft Teams, Webex e GoTo Meeting - entro il 2027.
La piattaforma sostitutiva si chiama Visio: uno strumento di videoconferenza open source, sviluppato in Francia e in fase di test da circa un anno. L'infrastruttura che lo ospita è di proprietà di Outscale, sussidiaria di Dassault Systèmes. I risparmi stimati si attestano intorno a un milione di euro l'anno ogni 100.000 utenti. Non è una cifra trascurabile quando la base utenti è nell'ordine dei milioni.
La Francia non si muove nel vuoto. L'Austria ha già sostituito Microsoft Office con LibreOffice nelle proprie forze armate. La Danimarca si è impegnata a migrare verso alternative open source per la produttività d'ufficio. In Germania, lo Schleswig-Holstein ha spostato 44.000 caselle di posta dei dipendenti pubblici fuori dall'ecosistema Microsoft. Il tema della sovranità digitale circola nell'Unione Europea da oltre un decennio. La differenza è che ora i governi passano dalle parole ai fatti.
Chiunque abbia assistito a migrazioni su larga scala sa che l'annuncio è la parte facile. Portare milioni di postazioni da Windows a Linux significa affrontare compatibilità applicativa, formazione del personale, integrazione con sistemi legacy e resistenza al cambiamento - problemi noti, documentati, mai banali.
La storia del settore pubblico europeo è costellata di tentativi simili con esiti alterni: Monaco di Baviera con il progetto LiMux resta il caso di studio più citato, sia per i successi iniziali sia per il controverso ritorno a Windows.
Il contesto del 2026, però, è diverso. Le motivazioni non sono più soltanto economiche o ideologiche: sono geopolitiche. Quando un governo teme concretamente che un fornitore straniero possa chiudere il rubinetto, il calcolo costi-benefici cambia in modo radicale.
La Francia sta scommettendo che il costo della migrazione sia inferiore al rischio di restare dipendente. È una scommessa enorme - e il modo in cui andrà a finire peserà sulle scelte di ogni altro governo europeo che si pone la stessa domanda.
Fonti: linuxiac.com, 4ro.com.au