scrcpy 5 è ufficiale: decodifica video hardware e fino a 10 volte meno CPU (aggiornato: 8 ottobre 2026, ore 09:31)
- a cura di: massimo.valenti
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Duplicare lo schermo di uno smartphone Android sul PC non dovrebbe far girare le ventole del portatile come durante una compilazione. Con scrcpy 5, rilasciato da Genymobile il 6 ottobre 2026, la situazione cambia: lo strumento open source per visualizzare e controllare i dispositivi Android dal computer introduce finalmente la decodifica video hardware. Era una delle richieste più insistenti della community, e la novità chiude diverse segnalazioni aperte da tempo. Per sviluppatori, tester e power user che tengono scrcpy aperto tutto il giorno, la posta in gioco è concreta: meno carico sulla CPU, meno consumi e, almeno in teoria, un'immagine più fluida.

Il meccanismo di scrcpy resta quello noto: il dispositivo Android codifica lo schermo e lo invia al computer, che decodifica il flusso e lo mostra in una finestra. Fino alla versione precedente, però, la decodifica sul computer era affidata interamente alla CPU. Con la 5 il lavoro passa alla GPU, che dispone di blocchi dedicati proprio a questo compito.
Secondo le note di rilascio, il risultato è un calo dell'uso della CPU fino a 10 volte. Il dato va preso per quello che è: non sono indicati l'hardware, la risoluzione o il bitrate con cui è stato misurato, quindi su macchine e configurazioni diverse il beneficio potrà variare parecchio. La direzione, comunque, è chiara. Meno lavoro sulla CPU significa anche consumi più bassi, e chi usa scrcpy su un portatile a batteria per sessioni lunghe se ne accorgerà.
La decodifica hardware è attiva per impostazione predefinita. Se il sistema non dispone di un decoder adatto, scrcpy torna automaticamente alla decodifica software, quindi l'aggiornamento non dovrebbe rompere nulla a chi ha hardware datato.
» Leggi anche: Controllare lo smartphone Android dal PC Windows 10, gratis: guida a scrcpy (no root! free!)

Il comportamento si controlla con il nuovo parametro --hwdec. Il valore predefinito è --hwdec=auto, che usa l'hardware quando possibile, mentre --hwdec=disabled forza la decodifica software. È utile per isolare eventuali problemi con i driver video. Si può anche indicare esplicitamente l'interfaccia da usare:
--hwdec=vaapi: VA-API, solo su Linux--hwdec=d3d11va: D3D11VA, solo su Windows--hwdec=videotoolbox: VideoToolbox, solo su macOSSu Linux, al momento, è supportata soltanto VA-API. Chi ha un computer con la sola GPU NVIDIA dedicata e il driver proprietario deve quindi provare l'NVIDIA VA-API Driver. Su Ubuntu, il backend VA-API richiede il pacchetto va-driver-all. La decodifica hardware funziona sia con la connessione USB sia via rete (TCP/IP), ed è compatibile con le dimensioni di buffer impostate tramite --video-buffer.
Il vantaggio sulla latenza è plausibile, ma non dimostrato. Android Authority spiega il principio. Con la decodifica software, ogni fotogramma deve attendere che un thread della CPU sia libero, poi viene copiato nella RAM di sistema e da lì verso la GPU. Un picco di carico in background può così tradursi in micro-scatti, fotogrammi persi o input ritardati. Inviando il flusso direttamente al decoder della GPU, i tempi tra un fotogramma e l'altro diventano più regolari. Il ritardo tra il clic e la risposta sullo schermo quindi potrebbe ridursi.
Altre testate parlano di una riduzione «significativa» della latenza, ma senza riportare misurazioni. L'unico dato numerico disponibile resta quello sull'uso della CPU.
La decodifica hardware è la novità principale, ma non l'unica. Arrivano i binari ufficiali per Windows su ARM64, pensati per i portatili con processore Snapdragon, come quelli basati su Snapdragon X Elite.
Cambia anche la cattura audio in modalità --audio-source=playback, grazie alla nuova opzione --audio-dup. Senza valore, l'opzione cattura solo l'audio dei lettori multimediali e ignora quello dei giochi, come in passato. Con --audio-dup=game si aggiunge l'audio dei giochi, mentre --audio-dup=game,voice-communication include anche le chiamate vocali e --audio-dup=all cattura tutto. Sono accettati anche valori più specifici, come alarm, notification, navigation e accessibility. Alcune testate hanno riassunto la novità come una cattura di «tutto l'audio». Le fonti più dettagliate, però, descrivono una funzione da attivare esplicitamente, che lascia invariato il comportamento predefinito. Resta il requisito di Android 11 o successivo per l'inoltro dell'audio.
La modalità tastiera UHID riceve diverse correzioni: tasti che non funzionavano, comportamenti anomali di Shift e AltGr e pressioni dei tasti perse per strada. In modalità OTG viene ora rispettata la variabile d'ambiente ANDROID_SERIAL, che permette di scegliere un dispositivo specifico quando ce ne sono più collegati. Completano il quadro alcuni ritocchi minori: il buffering video migliorato, un filtraggio dei colori coerente durante il ridimensionamento e la scomparsa dei falsi avvisi «cattura della fotocamera non riuscita» alla chiusura della sessione.
Aggiornate anche le dipendenze: adb (platform-tools) 37.0.1, SDL 3.4.18 e dav1d 1.5.4. Le fonti non concordano sulla versione di FFmpeg inclusa, indicata come 9.0.1 da una e come 9.0.2 dall'altra.
scrcpy è gratuito e disponibile per Windows, macOS e Linux e può essere scaricato dalla sua pagina GitHub:
» Download: scrcpy
Su Linux c'è l'archivio scrcpy-linux-x86_64-v5.0.tar.gz. I repository di Ubuntu contengono versioni più vecchie, prive di decodifica hardware, mentre lo Snap non ufficiale dovrebbe passare alla 5.0 a breve.
Per chi usa scrcpy ogni giorno, il consiglio pratico è semplice: aggiornare, tenere aggiornati i driver della GPU e controllare il carico della CPU durante una sessione. Se qualcosa non va, --hwdec=disabled riporta tutto a come era prima.
Fonti: androidauthority.com, alternativeto.net, omgubuntu.co.uk