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Chiunque abbia navigato sul web negli ultimi anni conosce la frustrazione: si clicca il pulsante "indietro" del browser e, invece di tornare alla pagina precedente, ci si ritrova su una schermata inattesa, piena di pubblicità o raccomandazioni non richieste. Google ha deciso di penalizzare questo comportamento: il team Search Quality ha annunciato che il back button hijacking - la pratica con cui un sito manipola la cronologia del browser per impedire all'utente di tornare indietro - è ora formalmente classificato come comportamento spam malevolo, e i siti che lo adottano rischiano penalizzazioni nei risultati di ricerca.
Un falso aggiornamento di Windows 11 che ruba password e credenziali bancarie. A lanciare l'allarme è Malwarebytes, che ha identificato una campagna di distribuzione malware mascherata proprio da update cumulativo per Windows 11 versione 24H2. Il file malevolo passa indenne attraverso 69 motori antivirus su VirusTotal: zero rilevamenti, nessuna regola YARA corrispondente, classificazione comportamentale a basso rischio. Il tutto confezionato in un pacchetto dall'aspetto impeccabile, ospitato su un dominio che scimmiotta quello ufficiale Microsoft.
Le build preliminari di Windows 11 rilasciate ad aprile 2026 all'interno del programma Windows Insider portano con sé un pacchetto di novità che, nel loro insieme, tracciano la direzione del sistema operativo per il resto dell'anno. Tra avvisi di sicurezza più espliciti, ritocchi all'archiviazione e un Feedback Hub ripensato, le due build "dev" e "beta" confermano che Microsoft sta lavorando su più fronti contemporaneamente. A queste si aggiungono segnalazioni non confermate dai blog ufficiali riguardanti un feedback aptico per i touchpad e una modalità Xbox di ottimizzazione a livello di sistema.
Il canale Level1Techs su YouTube ha pubblicato un video in cui un portavoce di Kioxia presenta quello che, fino a qualche anno fa, sembrava fantascienza: un singolo SSD con capacità di 256 TB. Il video si intitola
Chiunque abbia configurato un PC con Windows 11 negli ultimi anni conosce bene il rituale: accendi la macchina nuova, attraversi le schermate di configurazione iniziale (OOBE) e, a un certo punto, il sistema ti inchioda davanti a una barra di progresso mentre scarica e installa aggiornamenti. Attese che possono superare i trenta minuti, durante i quali il computer è inutilizzabile. Una frustrazione che Microsoft sembra finalmente intenzionata ad eliminare, in linea con una strategia più ampia che punta a rendere Windows 11 meno invadente nella gestione degli aggiornamenti.
Booking.com ha subìto una violazione dei propri sistemi che ha esposto dati di prenotazione e informazioni personali di un numero imprecisato di clienti. La piattaforma ha confermato l'accaduto e avviato il ripristino forzato dei PIN di prenotazione. Non è noto quanti utenti siano stati coinvolti o come sia avvenuto l'accesso non autorizzato. Quello che sappiamo, però, basta a far suonare più di un campanello d'allarme.
Basta aprire un PDF. Non serve cliccare su un link sospetto, non serve abilitare macro, non serve confermare alcun dialogo. Un file con un nome innocuo come fattura.pdf è sufficiente a compromettere il sistema. È questo lo scenario concreto dietro CVE-2026-34621, una vulnerabilità in Adobe Acrobat Reader che Adobe ha confermato essere attivamente sfruttata e per cui ha rilasciato un aggiornamento d'emergenza.
fattura.pdf
Se c'è un copione che Microsoft conosce bene, è quello dell'integrazione aggressiva di software e servizi in Windows: periodicamente, un nuovo prodotto strategico viene innestato nel tessuto del sistema operativo con impostazioni predefinite, installazioni automatiche e percorsi tortuosi per chi vuole liberarsene. Vent'anni fa il protagonista era Internet Explorer. Oggi i nomi sono cambiati - Edge e Copilot - ma la regia, secondo Mozilla, è identica. In un post sul blog aziendale intitolato senza mezzi termini «Le vecchie abitudini sono dure a morire», la fondazione del Panda Rosso ha messo nero su bianco un atto d'accusa dettagliato contro le pratiche di integrazione portate condotte da Microsoft, sostenendo che riducono la libertà di scelta degli utenti su browser e strumenti di intelligenza artificiale.
Un gruppo di hacker sostiene di aver preso il controllo del sistema anti-allagamento che protegge Piazza San Marco a Venezia. La rivendicazione è emersa il 7 aprile su canali Telegram e nel dark web, e punta dritto a un'infrastruttura critica gestita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il gruppo si fa chiamare Infrastructure Destruction Squad (noto anche come Dark Engine): ha pubblicato screenshot del pannello di gestione e messo in vendita l'accesso root al sistema per soli 600 dollari.
Un ricercatore di sicurezza acquista un proiettore Android economico da un marketplace online. Ma poi ne smonta il firmware, e ci trova dentro un malware preinstallato in fabbrica. Non un'app sospetta scaricata per errore, non un adware finito lì per negligenza, ma un trojan ad accesso remoto pienamente funzionante, piazzato nel dispositivo prima ancora che qualcuno lo sigillasse nella scatola. Il malware comunica silenziosamente con un server di comando e controllo in Cina. Dispositivi identici si vendono a migliaia su Amazon, AliExpress ed eBay.
Trisquel 12.0, nome in codice "Ecne", è stato rilasciata ufficialmente. Si tratta di una distribuzione GNU/Linux di nicchia, che si rivolge ai puristi più intransigenti, a coloro non accettano compromessi sul fronte della libertà del software: niente driver proprietari, niente firmware binari, niente blob. Una scelta radicale, approvata e sostenuta da Free Software Foundation e dal progetto GNU. Per chi crede che il software libero non sia un dettaglio ma un principio, Trisquel resta un punto di riferimento. Anche quando questo significa accettare qualche sacrificio.
Il disco ottico non è morto. Non ancora. Mentre il mercato dei supporti Blu-ray si contrae sotto la pressione dello streaming e del cloud, e mentre un produttore dopo l'altro abbandona il settore, due aziende giapponesi hanno deciso di piantare la bandiera e restare: Verbatim Japan e I-O Data hanno annunciato una partnership per garantire la continuità nella produzione e nella fornitura di drive e supporti Blu-ray registrabili. Chi si affida ai dischi ottici per archiviazione, backup o riproduzione multimediale nel proprio impianto HTPC, può tirare un respiro di sollievo
Più di 20.000 wallet compromessi, oltre 45 milioni di dollari in criptovalute spariti, vittime sparse in più di 30 paesi. Sono i numeri di Operation Atlantic, un'operazione internazionale di polizia che ha messo sotto la lente una delle forme di truffa più insidiose nel mondo crypto: l'approval phishing. L'operazione, durata una settimana e annunciata a fine marzo, ha visto la partecipazione di agenzie governative britanniche e statunitensi, con il supporto tecnico di TRM Labs per l'analisi delle transazioni su blockchain. Il bilancio concreto: 12 milioni di dollari congelati e destinati alla restituzione alle vittime, altri 33 milioni sotto indagine, oltre 120 domini web oscurati.
Amazon Luna (nota anche come Amazon Prime Gaming) ha smesso di vendere giochi singoli, abbonamenti di terze parti e accesso ai cataloghi esterni. Entro il 10 giugno spariranno dalla piattaforma anche i titoli già acquistati tramite EA, Ubisoft e GOG, insieme alla funzione "Bring Your Own Library" che permetteva di accedere in streaming via cloud giochi posseduti su quegli store.
Windows Insider Program cambia pelle. Con un post pubblicato il 10 aprile 2026, Microsoft ha annunciato una ristrutturazione profonda del programma che da anni permette agli utenti più avventurosi di testare in anteprima le novità di Windows 10 inizialmente, e Windows 11 in tempi meno preistorici. I canali passano da quattro a due, sparisce l'obbligo di reinstallare il sistema per cambiare canale e arriva un pannello per attivare o disattivare singole funzionalità.
Il kernel Linux sta per compiere un salto di versione che non si vedeva dal 2022, quando Linus Torvalds decise di passare dalla serie 5.x alla 6.0. Domani, 12 aprile 2026, è previsto il rilascio stabile di Linux 7.0.
Un heap-based buffer overflow nel modulo WebDAV di nginx ha ricevuto un punteggio CVSSv3.1 di 8.2 su 10. La vulnerabilità, tracciata come CVE-2026-27654, colpisce sia nginx Open Source sia nginx Plus - due componenti che reggono una porzione significativa dell'infrastruttura web mondiale. Per gli amministratori di sistema che hanno abilitato determinate configurazioni WebDAV, è il momento di controllare cosa gira sui propri server.
Spegnere e riaccendere il router. Un consiglio che sembra provenire dall'operatore del call center prima ancora di capire il problema. Eppure stavolta a darlo è la National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti, affiancata dall'FBI e da una serie di partner internazionali. L'avviso è legato a un'operazione giudiziaria concreta contro una rete di router domestici compromessi dall'intelligence militare russa. Il messaggio della NSA è sintetizzato in uno slogan che non lascia margini: «Don't be a victim!».
Dopo mesi di bombardamento a tappeto con il pulsante per richiamare Copilot infilato in ogni angolo di Windows 11, Microsoft fa un passo indietro. L'azienda ha annunciato la rimozione dei riferimenti a Copilot da diverse applicazioni integrate nel sistema operativo, a partire da Blocco note, Strumento di cattura e Foto e Widgets. Tuttavia, non si tratta di un abbandono dell'intelligenza artificiale: le funzionalità restano, è solo lo specifico logo di Copilot nelle applicazioni a sparire
Chi si occupa di hardware per PC conosce bene CPU-Z e HWMonitor. Strumenti gratuiti, realizzati dalla storica azienda CPUID, che da anni rappresentano un punto di riferimento per chiunque debba monitorare temperature, tensioni, frequenze o semplicemente verificare le specifiche di un processore. Leggeri, gratuiti, onnipresenti nelle chiavette USB di ogni tecnico che si rispetti. Proprio per questo quello che circola in queste ore è particolarmente inquietante: entrambi i programmi sarebbero stati compromessi in quello che ha tutte le caratteristiche di un attacco alla supply chain. Il sito di CPUID è stato messo offline poco dopo le prime segnalazioni.
Il governo francese ha deciso di voltare pagina. Non si tratta dell'ennesimo progetto pilota destinato a languire in qualche cassetto ministeriale, né di una dichiarazione d'intenti senza scadenze: la DINUM - la Direzione Interministeriale del Digitale, che supervisiona la strategia informatica di tutti i ministeri - ha annunciato formalmente la migrazione dalle postazioni di lavoro da Windows a Linux nell'intera pubblica amministrazione. Un'operazione che, per portata e ambizione, non ha precedenti recenti in Europa. E racconta qualcosa di più profondo di una semplice scelta tecnica.
Aggiornare i plugin di WordPress o Joomla è uno di quei gesti quasi automatici per chi gestisce un sito web. Anzi: su molte istanze, è letteralmente un automatismo. Ma cosa succede quando il canale di aggiornamento stesso diventa il vettore d'attacco? Il 7 aprile 2026 è accaduto esattamente questo agli utenti di Smart Slider 3 Pro, plugin diffuso su WordPress e Joomla con oltre 800.000 installazioni attive sulla sola piattaforma WordPress. Un attaccante ha compromesso l'infrastruttura di aggiornamento di Nextend, lo sviluppatore del plugin, sfruttandola poi per distribuire una versione con malware incorporato. Chiunque abbia premuto "aggiorna" - o avesse gli aggiornamenti automatici attivi - ha installato una backdoor sul proprio sito
Per anni il furto di cookie di sessione è stata una tecnica particolarmente efficace per rubare gli account degli utenti. Il motivo è semplice e brutale: un cookie di sessione già autenticato scavalca qualsiasi protezione a più fattori, perché rappresenta una sessione già validata. L'attaccante non ha bisogno di password né di codici temporanei. Ha bisogno solo di quel piccolo file di testo. Con Chrome 146, Google prova a chiudere questa scappatoia introducendo Device Bound Session Credentials (DBSC), un meccanismo che lega crittograficamente le credenziali di sessione al dispositivo fisico dell'utente. Un cookie rubato e trasferito su un'altra macchina diventa, in teoria, completamente inutilizzabile
Per oltre quindici anni, il numero di telefono è stato l'identificativo obbligatorio nell'universo WhatsApp. Vuoi scrivere a qualcuno? Serve il numero. Vuoi essere trovato? Devi condividerlo. Un modello semplice, certo, ma anche una rilevante limitazione in termini di privacy: il numero di telefono è un identificativo personale potente, legato all'identità anagrafica, sfruttabile per spam, social engineering e tracciamento. Ebbene: qualcosa, finalmente, si muove. WhatsApp ha avviato il rilascio graduale del supporto agli username, che permetteranno di comunicare senza rivelare il proprio numero di telefono. La funzione è disponibile per un numero ancora molto limitato di utenti, ma il segnale è inequivocabile.
Quarantanove giorni, diciassette ore, due minuti e quarantasette secondi. È il tempo esatto dopo il quale un Mac perde silenziosamente la capacità di stabilire nuove connessioni TCP. Nessun errore nei log, nessun avviso a schermo: il ping continua a funzionare, le connessioni già aperte restano attive, ma qualsiasi tentativo di aprirne una nuova fallisce. La causa è un overflow di un intero a 32 bit nel kernel XNU di Apple. L'unico rimedio noto è un riavvio.