Desiderate accendere il PC dell'ufficio a Gambulaga mentre siete sul vostro yacht da 50 metri ormeggiato fuori Miami? Bene, allora continuate a leggere! Wake-on-LAN (abbreviato in WoL) è una tecnologia che consente di accendere un PC a distanza, senza la necessità di agire sull'interruttore fisico: basta inviare un "pacchetto magico" (sì, è il nome tecnico corretto!) tramite la rete ed il computer riprende vita, arrivando alla schermata del sistema operativo pronto per essere controllato da remoto. Nonostante il nome parli di "rete locale" (LAN), Wake-on-LAN funziona alla perfezione anche tramite Internet: configurando tutto a dovere potremo così sfruttarlo anche fuori ufficio (o "fuori provincia" o "fuori nazione!"). Vediamo come preparare il necessario.
Se lavorate con Linux in un ambiente grafico, modificare i file di configurazione o gli altri documenti testuali è banale: basta aprire l'utility Editor di testo (o equivalente) dal menu oppure con gedit /percorso/file.txt per trovarsi davanti all'equivalente del "blocco note" (notepad) di Windows. Se però operate da una shell testuale (locale o tramite SSH), l'operazione è decisamente più ostica. Fortunatamente, però, non siamo più costretti ad arrenderci davanti alla difficoltà di vi: nano è un editor di testo per gli ambienti testuali facilissimo da usare anche per i neofiti
Quasi tutti gli articoli relativi al mondo Linux che ho pubblicato su TurboLab.it iniziano suggerendo di lanciare vi oppure nano per modificare file di configurazione da terminale. Se però operate da un PC Windows connesso via SSH ad un server Linux, esiste una strada infinitamente più comoda per raggiungere lo stesso risultato: aprire il file remoto tramite il tradizionale Notepad++, potendo così contare su un familiare programma ad interfaccia grafica, nativo per Windows, senza tutte le difficoltà implicite nell'uso di un editor testuale per shell a linea di comando. L'operazione è semplicissima, ma vediamo come procedere
Per impostazione predefinita, il terminale di Linux si apre automaticamente sulla cartella "home" dell'utente corrente. Ad esempio: se sono loggato con l'account "pippo", non appena aperta la shell testuale mi ritrovo in /home/pippo/, mentre se sono "pluto" sono posizionato in /home/pluto/. Anche quando si lavora con l'account "root" il percorso iniziale è la relativa home, solo che in questo caso si tratta di /root/. È una buona scelta di default, ma vi sono circostanze in cui sarebbe molto più pratico aprire il terminale di Linux e trovarsi immediatamente in una directory specifica: penso, ad esempio, a chi sviluppi pagine HTML/PHP e debba sistematicamente impartire cd /var/www/ subito dopo aver lanciato il terminale per entrare nella cartella dalla quale il server web Apache legge i file che compongono la web application, oppure ai sistemisti che inizino sempre la sessione con cd /etc/ per entrare nella directory con i file di configurazione della macchina. Fortunatamente, modificare la configurazione per aprire il terminale in una cartella "preferita" è molto semplice
Finalmente ci siamo: dopo il comunicato stampa di ieri, Canonical ha concretamente reso disponibile i bit finali di Ubuntu 16.04. Denominata Xenial Xerus (Scoiattolo Amichevole), si tratta di una iterazione LTS (Long-Term Support), ovvero con supporto garantito per i prossimi 5 anni: chi la sceglie ha la certezza di ricevere puntualmente aggiornamenti fino ad aprile 2021, senza bisogno di migrare alla versione successiva.
In ambito Windows, la presenza di un firewall è fondamentale per preservare la sicurezza del computer tanto che Microsoft attiva l'ottimo Windows Firewall non appena conclusa l'installazione del sistema operativo. Ubuntu e molte altre distribuzioni, al contrario, non abilitano questo tipo di protezione. Perché? è necessario installare un firewall su Linux oppure si può farne a meno?
Anche se non possiamo installare tutti i giochi e i programmi creati per l'ambiente Windows in Ubuntu, grazie a Wine ne possiamo lo stesso utilizzare moltissimi grazie all'emulazione dell'ambiente Windows. PlayOnLinux ci offre una più comoda interfaccia grafica, che appoggiandosi a Wine, permette di scaricare, installare e avviare i programmi supportati.
Anche se Windows dispone di un sua funzione per la gestione delle partizioni, non sempre ci permette di fare tutto quello che ci serve, possiamo quindi provare con programmi come MiniTool Partition Wizard, oppure il supporto live di GParted.
Vediamo come si possono raccogliere una serie di informazione sul sistema operativo Ubuntu e sul computer che lo ospita, il tutto direttamente dal terminale e senza bisogno di installare nulla.
Siete passati definitivamente a Ubuntu, ma vi manca quel determinato gioco, o programma, che per voi era indispensabile, però non è tutto perduto, perché si può sempre provare a utilizzare Wine per emulare l'ambiente Windows e permettere ad alcuni software, non tutti, di poter funzionare in Ubuntu.
Rescatux è una distribuzione Linux, basata su Debian, che permette di avviare un computer, ripristinare il Master Boot Record (MBR) di Windows e il GRUB Linux, cancellare le password degli account Windows o modificare quella degli utenti Ubuntu, modificare le partizioni, recuperare dati o, se tutto è andato male, salvare i file importanti del disco fisso prima di formattare.
Le e-mail (o posta elettronica) sono da sempre considerate come una "evoluzione" della classica corrispondenza, quella fatta di lettere e buste di tangibile carta. Ma questa idea, mediata dalla associazione di riferimenti terminologici e grafici, anche se non completamente falsa, non tiene conto di una grossa e sostanziale differenza: la riservatezza.
Nel corso dell'articolo "Configurare un server FTP su Linux CentOS/Ubuntu: Guida rapida a Pure-FTPd" abbiamo installato e configurato il programma, predisponendo vari account (username+password) tramite i quali i client possono accedere al servizio. Ma Pure-FTPd consente anche di gestire eventuali "utenti anonimi", ovvero permettere a chiunque di entrare, senza che sia necessario presentare credenziali valide.
Per quanto LibreOffice, o OpenOffice, in Ubuntu, disponga di numerosi font potremmo voler installarne dei nuovi e in particolare i principali caratteri utilizzati da Microsoft Office, perché quando si elabora lo stesso documento, utilizzando i due programmi, si potrebbe risentire la mancanza di certi caratteri in Ubuntu.
Ubuntu ci offre due possibilità per rimuovere i programmi installati nel sistema, lo possiamo fare semplicemente dall'Ubuntu Software Center o da riga di comando attraverso il terminale.
Cygwin è una completa collezione di strumenti Open Source, molti dei quali creati da GNU, che si trovano comunemente nelle distribuzioni Linux, in grado di funzionare sotto Windows, grazie anche ad una particolare libreria (cygwin1.dll) che si occupa di fornire un'interfaccia per tradurre le chiamate di sistema POSIX (standard tipico dei sistemi operativi Unix) in qualcosa di comprensibile per Windows.
Privoxy è un progetto Open Source, rilasciato con licenza GPLv2, che deriva da "Internet Junkbuster"; il nome, nelle intenzioni degli sviluppatori, è un diminutivo che sta per "Privacy Enhancing Proxy" ovvero proxy in grado di aumentare la privacy. È quindi un servizio che, interponendosi nella connessione ad internet e agendo da filtro, ha la capacità di bloccare pubblicità, cookie e tracker al caricamento di una pagina web. Le sue capacità di filtraggio però non si limitano solo a questo; è infatti possibile creare filtri personalizzati e applicarli selettivamente ad un particolare sito web piuttosto che indistintamente a tutti.
A partire da CentOS 7.0, l'installazione standard del sistema operativo attiva di default un firewall a protezione della rete: firewalld, successore dello "storico" e più conosciuto iptables. In ambito server, questo strumento di sicurezza può creare qualche grattacapo, dato che impedisce le connessioni ai servizi in esecuzione sul sistema. Fortunatamente, "aprire le porte" su firewalld è piuttosto semplice.
Storicamente, ifconfig è il comando Linux per visualizzare l'indirizzo IP e lo stato delle interfacce di rete. Oggi, però, questa utilità è considerata obsoleta e la declinazione "minimal" di CentOS non la fornisce nemmeno più nel corredo di base (lanciando ifconfig si riceve l'errore -bash: ifconfig: command not found). Vediamo come ovviare.
Installare due sistemi operativi sullo stesso PC (configurazione dual boot) apre scenari d'uso interessanti. Permette di provare l'ultimissima versione di Windows a fianco della precedente, oppure dedicare un ambiente al gioco e l'altro, completamente "pulito", alle attività produttive. Ancora: è un ottimo modo per dare un'occhiata a Linux. Le strade per raggiungere l'obbiettivo sono molteplici: presentiamo le più interessanti in questo articolo.
Mentre nel mondo Windows sono gli archivi .zip a farla da padrone, quando si lavora sotto Linux ci si imbatte molto più di frequente nei .tar.gz. All'atto pratico, lo scopo è il medesimo (raggruppare più file in un unico archivio compresso).. ma la gestione è un pochino diversa.
Metti fine alla reinstallazione continua del tuo sistema operativo a ogni minimo problema, crea una copia di backup del tuo hard disk, con Clonezilla, così sarai libero di riavere il computer funzionante in pochi minuti.
Il terminale di Ubuntu, shell o interfaccia dei comandi che dir si voglia, vediamo come richiamarlo più velocemente da tastiera, come chiuderlo e cambiare la cambiare la combinazione dei tasti che lo attiva.
Nel corso della trattazione "Configurare un server FTP su Linux CentOS/Ubuntu: Guida rapida a Pure-FTPd" abbiamo predisposto il server FTP. I client possono così connettersi, caricare e scaricare file secondo i privilegi stabiliti. Ma c'è un problema: sia le credenziali di autenticazione (username+password) sia i dati scambiati viaggiano "in chiaro". Di conseguenza, un aggressore che riuscisse ad intercettare i pacchetti in transito potrebbe facilmente leggere tutto, con ripercussioni critiche in caso avesse intenzioni ostili. Fortunatamente, Pure-FTPd permette di attivare la crittografia (protocollo "FTPS"), grazie alla quale i dati scambiati sono al sicuro da occhi indiscreti
Con le vecchie versioni, bastava impartire service iptables stop per arrestare il firewall di Linux CentOS. Oggi, però, questo comando non funziona più e restituisce l'errore Failed to issue method call: Unit iptables.service not loaded. Fortunatamente, disattivare il nuovo "firewalld" è altrettanto semplice